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Reperti etruschi trafugati tornano in Italia

Tornano in Italia 15 casse di reperti etruschi trafugati e in seguito rintracciati in Svizzera. Ginevra li restituirà insieme a due sarcofaghi trafugati da scavi clandestini in Umbria e Lazio – TUTTE LE FOTO

Le vestigia, hanno scoperto i carabinieri, sono rimaste anni nel porto franco di La Praille grazie alla copertura di una società offshore. Per i pm ginevrini, dietro c’è un mercante d’arte britannico, ma il suo nome è top secret. Sarcofagi, monete, vasi di terracotta e busti. In tutto 45 contenitori pieni di reperti etruschi trafugati provenienti da scavi clandestini, messi a segno anche nelle terre etrusche di Cerveteri e Tarquinia, stanno per rientrare a casa dalla Svizzera. Questi tesori per 15 lunghi anni sono rimasti in un magazzino nel centro di Ginevra, nascosti all’interno di alcune scatole contrassegnate con il nome di una società off-shore e probabilmente destinate ad un mercante inglese, già coinvolto in traffici illeciti di materiale archeologico come accertato dalle autorità svizzere.

Reperti etruschi trafugati. Uno dei pezzi recuperati: un eccezionale sarcofago etrusco raffigurante un uomo disteso. © Ministère public genevois
Reperti etruschi trafugati. Uno dei pezzi recuperati: un eccezionale sarcofago etrusco raffigurante un uomo disteso. © Ministère public genevois

Le indagini sono scattate dopo un’inchiesta della procura di Ginevra nel marzo del 2014, su segnalazione di carabinieri e polizia in Italia. In particolare gli investigatori si erano attivati in seguito ad un sequestro di due sarcofagi etruschi, rappresentanti un uomo e una donna sdraiati su un fianco. Questi “gioielli” sono rarissimi e risalirebbero al secondo secolo prima di Cristo. La caccia ai clandestini ha portato al ritrovamento dei pezzi archeologici di grandissimo valore. «Subito è stato contattato un esperto italiano – riportano dall’associazione “Antica Viae” – che si è recato sul posto constatando appunto che gli oggetti proverrebbero da scavi illeciti perpetrati soprattutto in necropoli nell’ex territorio etrusco, ora le regioni del Lazio e dell’Umbria, già oggetto di indagini della polizia italiana».

Particolare di un reperto etrusco recuperato a Ginevra © Ministère public genevois
Particolare di un reperto etrusco recuperato a Ginevra © Ministère public genevois

La notizia da poche ore è stata diffusa anche tramite un articolo apparso sul sito inglese “The Telegraph”. I rappresentanti del comune etrusco potrebbero presto mettersi in contatto con la Sovrintendenza per capire quali oggetti siano originari di Cerveteri e per tentare in un secondo momento di riportarli a casa per essere esibiti nel Museo archeologico di piazza Santa Maria. Nell’ultimo anno i visitatori in città sono aumentati a dismisura per l’arrivo del Cratere di Eufronio e della Coppa Kylix.

 

Ecco le foto dei reperti etruschi trafugati

Un particolare del sarcofago etrusco con figura maschile distesa. © Ministère public genevois
Un particolare del sarcofago etrusco con figura maschile distesa. © Ministère public genevois
Un reperto recuperato a Ginevra © Ministère public genevois
Un reperto recuperato a Ginevra © Ministère public genevois
Un particolare di un vaso recuperato © Ministère public genevois
Un particolare di un vaso recuperato © Ministère public genevois
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Le parole degli Etruschi

Le parole degli Etruschi: Cortona riunisce i più importanti documenti provenienti dai musei del mondo Dalla Mummia di Zagabria alle lamine di Pyrgi, 77 testimonianze scritte su oro, bronzo, lino, pietra

Tinscvil/ Mi unial Curtun:  Offerta votiva/Cortona mi ha donato a Giunone.
Il toponimo compare nella breve iscrizione incisa sulla base di una statuetta in bronzo del III-II secolo a.C.  A Cortona si scriveva le parole degli Etruschi, e non sempre in maniera così essenziale. È probabile che questa città-stato affacciata sulla valle del Clanis — e che rappresentava un importante avamposto settentrionale dell’Etruria — fosse anche il principale centro di scrittura dell’intera Federazione. Lo fa ipotizzare la presenza sull’acropoli di un santuario dedicato a Uni/ Giunone (divinità della triade celeste) e la conseguente attività degli scribi, appartenenti al ceto sacerdotale; lo possiamo dedurre dall’adozione di un sistema ortografico tipico dell’attuale area tosco-umbra, che trova conferma nei più significativi testi rinvenut

Etruschi Maestri di Scrittura
Etruschi Maestri di Scrittura

Etruschi maestri di scrittura: un’esposizione che mette in mostra le parole degli Etruschi

Appare quindi legittima la scelta di Cortona come sede della mostra Etruschi maestri di scrittura, inaugurata lo scorso 17 ottobre al Museo Henri Prades di Lattes (Montpellier) e che dal 19 marzo al 31 luglio approderà al Maec, il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona all’interno di Palazzo Casali. L’esposizione è il risultato di un imponente progetto, finalizzato a ripresentare al pubblico, dopo oltre trent’anni, i maggiori scritti etruschi aggiornati, provenienti da 18 musei italiani ed esteri (tra cui Louvre, Villa Giulia e Museo di Zagabria): 77 testimonianze epigrafiche lasciate in eredità su anfore di bucchero, tegole di terracotta, lamine d’oro, specchi bronzei, cippi in pietra, e perfino sull’unico libro di lino pervenuto dall’antichità, utilizzato per avvolgere una mummia e contenente un calendario rituale che potrebbe — stando a recenti scoperte ermeneutiche — avere elementi cerimoniali comuni alla liturgia cristiana. Tutte queste testimonianze hanno contribuito a districare il mistero che avvolge le parole degli Etruschi.

Le parole degli Etruschi a Cortona
Le parole degli Etruschi a Cortona

Se vuoi saperne di più sugli etruschi e il loro misterioso mondo, consulta il nostro catalogo ciccando qui

Da sempre un alone di mistero — creato spesso intenzionalmente — avvolge il mondo degli Etruschi, che vissero in Italia 2700 anni fa, prima di venire assorbiti dai Romani, a seguito di una profonda contaminazione sociale, culturale e religiosa. In realtà, dei cosiddetti Rasenna sappiamo molto: da dove provenivano (dalla Lidia, nel rispetto della versione tramandata da Erodoto), cosa mangiavano, cosa commerciavano, quali divinità veneravano. Sappiamo che erano tanto raffinati nelle manifatture e nelle arti figurative quanto feroci nelle imprese per mare (e pare ovvio, visti i coinquilini europei del I Millennio avanti Cristo). Inoltre, siamo a conoscenza del fatto che scrivevano: utilizzavano un alfabeto di derivazione greca e una struttura sintattica elementare simile al latino, e ci hanno consegnato qualche migliaio di vocaboli (soprattutto toponimi, antroponimi e appellativi) dei quali troviamo corrispondenza nella lingua dell’antica Roma, come fa notare il noto linguista sardo Massimo Pittau.

La mostra di Cortona sarà l’occasione per osservare gli straordinari supporti materiali che reggono questo «corpus inscriptionum», composto perlopiù da scarne testimonianze funerarie e in minima parte da consistenti contributi a carattere religioso e giuridico, nei cui confronti gli archeologici continuano a palesare riserve interpretative, e i pochi linguisti ad avanzare proposte coraggiose ma accolte con freddo distacco.

Tegola di capua

Parole degli Etruschi fra i pezzi esposti a Cortona

Parliamo dei pezzi pregiati che saranno esposti a Cortona: il già citato Liber Linteus della Mummia di Zagabria (200 righe, 1200 parole leggibili, la testimonianza più estesa arrivata ai giorni nostri), la Tegola di Capua (un calendario di cerimonie funerarie), la Tabula Cortonensis (atto giuridico riguardante una compravendita, o forse un’eredità), le lamine auree di Pyrgi (testo bilingue etrusco/fenicio), il Cippo di Perugia (arbitrato su possedimenti terrieri), il Fegato di Piacenza (un modellino in bronzo di fegato di ovino utilizzato dagli aruspici per l’arte divinatoria), il Piombo di Magliano (una lamina a forma di cuore che riporta indicazioni di preghiere).

Alfabeto Etrusco
Alfabeto Etrusco

«Con l’arrivo della scrittura in Etruria siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione antropologica e la mostra vuole esaltare questa eccezionalità — spiega Giovannangelo Camporeale, Lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona che ci illumina sulle parole degli Etruschi— Ancora conosciamo poco la lingua etrusca, i pannelli illustrativi saranno di carattere generale e si limiteranno a fornire un inquadramento storico- culturale dei testi». «Continuo a ripetere che la lingua etrusca non è un mistero — replica Massimo Pittau, che da 35 anni studia i testi etruschi e che recentemente ha avanzato due proposte di traduzione per il complicatissimo Liber Linteus e per il Piombo di Magliano — Possediamo un patrimonio lessicale di oltre 200.000 voci latine e greche, ed è un’assurdità pensare che un popolo che è stato in contatto con i greci e i latini, non abbia condiviso questo rapporto di reciproca influenza linguistica»

Dove e Quando:

Dal 19 marzo al 31 luglio approdano al Maec di Cortona la parole degli etruschi, con la mostra Etruschi maestri di scrittura in collaborazione con il Louvre e il Museo Henri Prade di Montpellier

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Necropoli della Banditaccia in 3D

Necropoli della Banditaccia in 3D: Cerveteri rivive grazie ai droni e alla tecnologia

 

La rinascita degli Etruschi con la tecnologia, tra ricostruzioni tridimensionali e droni. Protagonista, la Necropoli della Banditaccia di Cerveteri, al centro di un progetto di acquisizioni 3D messo in campo dalla Soprintendenza del Lazio e dell’Etruria meridionale guidata da Alfonsina Russo Tagliente, che sarà presentato il 4 febbraio nell’ambito del Convegno internazionale di archeologia aerea all’Accademia Belgica. L’operazione permette una inedita conoscenza del sito monumentale attraverso la replica digitale ad alta definizione dei tumuli e complessi funerari. Il tutto tradotto in una visita interattiva di grande suggestione.

Necropoli della Banditaccia in 3D
Necropoli della Banditaccia in 3D

La Necropoli della Banditaccia in 3D: il progetto

La Soprintendenza del Lazio e dell’Etruria meridionale dal 2014, grazie alla collaborazione stretta con il CNR-ITABC ed il CNRS francese, ha avviato una intensa attività di rilievo nella zona della Necropoli della Banditaccia (per saperne di più sulla Necropoli di Cerveteri cliccare qui) avvalendosi dell’utilizzo delle più avanzate e sofisticate tecniche di acquisizioni 3D come la fotogrammetria da UAV (in poche parole i Droni), la fotogrammetria a terra e gli scanner laser.

Il risultato di questo studio, che rappresenta un approccio davvero innovativo per quel che concerne la fruizione della Necropoli della Banditaccia, sarà presentato il 4 febbraio 2016.

Cerveteri, libro sulla città etrusca patrimonio dell'Unesco
Cerveteri, libro sulla città etrusca patrimonio dell’Unesco

Tale progetto consente un’accessibilità decisamente maggiore ad uno dei siti archeologici etruschi più importanti grazie alla replica digitale ad altissima definizione del complessi funerari e dei tumuli, rivelandoci una Necropoli della Banditaccia in 3D, con la spettacolare Tomba dei Rilievi e il Tumulo Mengarelli.

La Necropoli della Banditaccia in 3D consentirà una visita interattiva di notevole suggestione ed un accesso a dir poco privilegiato sul mondo degli Etruschi e sulla loro vita nell’antica Caere.

Necropoli della Banditaccia in 3D
Necropoli della Banditaccia in 3D
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Gli Etruschi e gli altri mostra prorogata

Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra di incontri Tracce etrusche nella storia di Reggio. Mostra PROROGATA al 31 marzo 2016

Don Gaetano Chierici, archeologo ed ideatore del Museo di Storia Patria situato a Reggio Emilia, da tutti riconosciuto come uno dei fondatori della paletnologia moderna, nel 1864 diede notizia del ritrovamento di un’iscrizione a Castellarano, che attribuì senza alcuna esitazione agli Etruschi, avendo intuito la presenza degli etruschi in quei luoghi prima ancora dell’avvento dei Romani. Da quel preciso momento le indagini sulla presenza degli etruschi tra il Po, l’Appennino e l’Enza hanno evidenziato l’importanza che Reggio Emilia aveva assunto in quel tempo anche rispetto alle province limitrofe. Di questa scoperta importantissima parla la mostra nel Palazzo dei Musei a Reggio Emilia dal nome “ Gli Etruschi e gli altri Reggio Emilia terra di incontri”, curata da Roberto Macellari.

Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra di incontri
Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra di incontri

Gli Etruschi e gli altri è promossa dal Comune di Reggio Emilia – Musei Civici, dalla Fondazione Manodori, e dalla Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Emilia Romagna. La mostra vuole evidenziare un territorio che fin dai tempi più antichi costituì un vero e proprio crocevia di contatti e legami tra popoli come ad esempio Etruschi, Liguri e Celti e Umbri.

Gli Etruschi e gli altri mette l’accento sul quadro di una realtà composita, in cui gli Etruschi, depositari della cultura scritta, avevano ben salde le leve del potere sia politico che economico fino al tardo VII secolo a.C. in rapporto con Celti e Liguri e con Umbri (anche se su quest’ultimi c’è meno certezza). Il territorio Reggiano era un territorio caratterizzato da una serie di incroci culturali facilitati da un fitto reticolo di strade che permetteva la circolazione di popolazioni portatrici di lingue, religioni e culture differenti. I devoti di cultura diversa, con in comune la fede nelle medesime divinità, convergevano poi nei luoghi principali di culto. Il più importante di questi santuari era a Servirola a San Polo D’Enza, dove veniva venerata la dea Vei.

Gli etruschi e gli altri a Reggio Emilia
Gli etruschi e gli altri a Reggio Emilia

Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra di incontri ” mette in mostra circa 200 oggetti delle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia, fra bronzetti figurati, iscrizioni etrusche, vasellame in ceramica e in bronzo. Sono presenti inoltre corredi funerari delle diverse tipologie etniche documentati nel territorio Reggiano, tra cui Etruschi, Celti e Liguri, con qualche riferimento alla cultura umbra. Ma sono esposti anche reperti dell’abbigliamento femminile, dell’equipaggiamento militare, del simposio e una rassegna epigrafica dei primissimi nomi a noi noti scritti in etrusco, che in certi casi svela l’origine etnica “altra” di alcuni personaggi poi assimilati nel nuovo ramificato contesto culturale. In mostra c’è anche un lituo, insegna dell’augure, il sacerdote incaricato di tracciare le strade, e un mozzo di ruota di carro tipico etrusco che ricordano la grande intensità dei traffici che animavano quelle vie di comunicazione.

Gli etruschi e gli altri
Gli etruschi e gli altri

Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra di incontri visto l’interesse riscontrata nei visitatori è stata prorogata fino al 31 marzo 2016

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Archeo Club Valdarno alla raccolta di reperti etruschi

Dar vita a un museo per raccogliere i reperti etruschi, è l’idea che viene lanciata dall’ Archeo Club Valdarno che ha fatto numerose ricerche nella zona.

Molto si sa della storia del Valdarno in età antichissima, con reperti risalenti addirittura al Pliocene (fra i cinque e i due milioni e mezzo di anni fa circa), e tanti documenti di permettono di riscrivere le varie vicende che si svolsero nella vallata dall’epoca medioevale a oggi, mentre gran parte della storia del periodo etrusco è stata sempre poco studiata, anche se grazie all’attività dell’ Archeo Club Valdarno (ottantacinque soci tutti volontari) questa lacuna si sta colmando e una serie di scavi, compiuti in località La Rotta fra San Giovanni e Figline, hanno permesso di fare importatori ritrovamenti.

Archeo Club Valdarno impegnato nella raccolta di reperti etruschi
Archeo Club Valdarno impegnato nella raccolta di reperti etruschi

L’ Archeo Club Valdarno Superiore nasce nel 2002 quando un gruppo di appassionati di archeologia sentì l’esigenza di ufficializzare e legittimare le prime attività di ricerca e tutela del patrimonio archeologico nel proprio territorio: già dal 1999 cominciarono da parte del gruppo, allora composto da un pugno di persone, le prime segnalazioni (il primo ritrovamento in assoluto avvenne in maniera del tutto casuale durante l’aratura di un campo) alla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana della presenza di frammenti ceramici di probabile età etrusca. Gli anni seguenti videro organizzate vere campagne d’ indagine che portarono al primo scavo archeologico nel 2001, che diede subito la sensazione di trovarsi davanti un importante contesto da indagare.

A questo si sono susseguite altre campagne di scavo in cui l’associazione ha affiancato la Soprintendenza non solo con la propria manovalanza ma reperendo i fondi necessari per poter lavorare sul campo, raccogliendo, lavando (attività svolta con acqua fredda e prodotti chimici particolari che aiutano mantenere le caratteristiche originali, poi con spugne e cotone vengono rimossi i residui di terra), restaurando, catalogando tutelando i materiali rinvenuti in questi anni di ricerca.

Località La Rotta- Figline Incisa Valdarno
Località La Rotta- Figline Incisa Valdarno

Il fatto di non avere ritrovato delle abitazioni (solo delle parziali strutture murarie) rendono difficile capire quanti di questi nostri antenati abitassero la zona e si spera che nuove campagne di scavo, che però difficilmente si terranno prima del 2017 riescano a dare delle risposte, mentre il 2016 sarò dedicato al lavaggio, catalogazione e restauro del materiale non ancora interessato da questo processo. Il sogno, vista la grande mole di reperti depositata presso l’ Archeo Club Valdarno, è quello di potere creare un giorno un museo, affinché la comunità prenda conoscenza e possa condividere questo patrimonio.

 

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Etruschi Maestri di Scrittura

Etruschi maestri di scrittura a marzo arriva la mostra. Intanto, nasce il concorso letterario per racconti brevi.

Il 2016 sarà un anno molto impegnativo, soprattutto per il Maec che ospiterà, da marzo a luglio la mostra Etruschi maestri di scrittura realizzata assieme al Museo del Louvre e a quello di Lattes/ Montpellier (inaugurazione prevista per il 18 marzo).

Etruschi Maestri di Scrittura
Etruschi Maestri di Scrittura

Caratteristica principale della scrittura degli etruschi è che ad oggi, non è ben compresa, soprattutto per quel che riguarda  i significati specifici delle singole parole, che non presentano parentele accomunabili con lingue antiche più note, alimentando il grande alone di mistero che circonda questa affascinante civiltà.

Presso il sito archeologico di Lattes, a Montpellier, sono state scoperte recentemente delle epigrafi etrusche che testimoniano la presenza stabile di possibili mercanti di origine etrusche in territorio francese; a Cortona invece è stato ritrovato il terzo testo etrusco più lungo mai ritrovato, la cosiddetta Tabula cortonensis. Questi eventi hanno invogliato il Museo del Louvre, il Museo Henri Prades di Lattes, e il MAEC  di Cortona a progettare ed ideare una mostra che ha lo scopo di rendere conto delle ultime ricerche sul tema della scrittura degli etruschi.

TABULA CORTONENSIS
TABULA CORTONENSIS

 Etruschi Maestri di Scrittura conta di oltre 80 reperti etruschi, tra cui le lamine di Pyrgi, la Mummia di Zagabria, mostreranno la diversità delle tecniche e dei supporti della scrittura, ma anche le acquisizioni della ricerca.

Etruschi maestri di scrittura vuole evidenziare tutti questi aspetti, dimostrando, il progredire della ricerca degli studi nella grammatica e nella sintassi, tramite una rilettura o presentazione nuova di molteplici epigrafi, alcune delle quali di assoluta novità.

In attesa della mostra Etruschi maestri di scrittura, che sarà inaugurata il 19 marzo presso il Palazzo Casali di Cortona, uno degli edifici più antichi e ricchi di storia della città, dove, in oltre 2000 mq di spazio espositivo, sono esposti alcuni tra i più straordinari capolavori della civiltà etrusca, Aion Cultura ha ideato, in collaborazione con il Maec, il concorso «ScribiAmo! Narrazioni etrusche». Si tratta di una competizione incentrata su racconti inediti brevi con tema gli etruschi, al fine di giocare sul tema della scrittura degli etruschi e del suo ruolo come mezzo di comunicazione e per promuovere la fantasia di autori esordienti. La partecipazione al concorso è gratuita. Il racconto breve dovrà essere incentrato sull’ interpretazione della cultura, della scrittura e del mondo degli Etruschi. Info su www.cortonamaec.org/novita/foto/concorso_letterario.pdf.

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Area archeologica di Giannutri salva

Il Ministero dell’Ambiente ha stanziato 470.000 € per la riqualificazione, la promozione e lo sviluppo dell’area archeologica dell’Isola di Giannutri

Silvia Velo, sottosegretario all’Ambiente, rende noto che il Ministero dell’Ambiente stanzierà ben 470mila euro per la valorizzazione dell’Isola di Giannutri e della sua area archeologica. L’accordo nasce dall’intesa tra la Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali della Regione Toscana e l’Ente Parco per la promozione e la valorizzazione delle Aree protette mediante un modello di crescita e sviluppo sostenibile che possa essere in grado di unire le esigenza di tutela e conservazione dell’ambiente, con le esigenze di sviluppo di attività economiche e turistiche.

La Villa Romana sull'Isola di Giannutri
La Villa Romana sull’Isola di Giannutri

 

Il progetto prevede numerosi interventi. Tra i principali previsti ci sono la messa in sicurezza e l’adeguamento dei siti per tutta l’estensione dell’area archeologica, la formazione di un punto di aggregazione ad uso delle varie iniziative e la costruzione di un impianto elettrico basato su sistemi ecocompatibili mediante l’uso di pannelli fotovoltaici.

Il progetto prevede la realizzazione anche dei servizi igienici pubblici poco distanti dall’area archeologica, visto che allo stato attuale delle cose, sull’Isola di Giannutri, gli unici servizi igienici esistenti sono quelli situati all’interno degli esercizi presenti nel paese.

Verrà sistemato inoltre il nodo legato alla viabilità e alla sistemazione delle vie di collegamento principali e di tutto il sistema di sentieristica esistente nell’isola. Sarà progettato e messo a punto un sistema di videosorveglianza per la Villa Romana di Giannutri, per salvaguardare e aiutare il controllo del sito archeologico nonché per limitare possibili intrusioni e limitare il più possibile gli atti vandalici.

Il Ministero dell’Ambiente, spiega Velo, con questa iniziativa, vuole valorizzare e promuovere un’area dal notevole valore ambientale e storico-culturale, cercando di salvaguardare l’ambiente e tutelare la biodiversità dell’Isola di Giannutri.

Per saperne di più sull’Isola di Giannutri e sui suoi monumenti archeologici clicca qui!

I monumenti antichi dell’isola di Giannutri
I monumenti antichi dell’isola di Giannutri
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La genetica degli etruschi: origini e mistero

Un recente studio sulla genetica degli etruschi, getta nuova luce su una delle popolazioni più enigmatiche di sempre

 

Gli etruschi, civiltà sorta nell’VIII secolo avanti Cristo, non venivano dall’Oriente, ma erano autoctoni. E il loro Dna è ancora presente, identico a quello di 2.500 anni fa, in alcune popolazioni toscane. Sono le conclusioni di uno studio che, grazie alla genetica degli etruschi, apre nuovi scenari su uno dei popoli più misteriosi della storia.

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Da anni Guido Barbujani, docente di genetica all’università di Ferrara e David Caramelli, docente di antropologia dell’università di Firenze, si interrogano – insieme a diversi storici e archeologi – sulle vere origini degli etruschi e su cosa sia successo a questa misteriosa civiltà dopo la scomparsa della loro lingua. Fin dall’antichità le ipotesi sulle loro origini sono fondamentalmente due: quella riportata da Erodoto e da Dionigi di Alicarnasso, il primo parlò di una migrazione dalla Lidia, cioè dall’Anatolia, in seguito a un evento epocale come una grande carestia (un’ipotesi, questa, poco credibile secondo gli archeologi, in quanto non si hanno testimonianze che all’epoca potessero migrare intere popolazioni). Il secondo, invece, sostenne che gli etruschi fossero una popolazione già stanziata in Italia da molto tempo.

La genetica degli etruschi: mistero sulle loro origini
La genetica degli etruschi: mistero sulle loro origini

Già nel 2007, il team di ricerca Barbujani-Caramelli sposò la teoria di Dionigi, e iniziò a studiare la genetica degli etruschi. Analizzando il Dna antico mitocondriale, questo risultò essere non del tutto equivalente a quello delle popolazioni che abitavano nelle zone dove, storicamente, si trovavano gli insediamenti etruschi più importanti. Nel Dna dei resti trovati nei sepolcri della Toscana, di Adria e Capua, in altre parole, non venne riscontrata somiglianza genetica totale con toscani, adriesi a capuani moderni.

Somiglianza che, invece, ci si sarebbe aspettato di trovare se questi ultimi fossero stati davvero i discendenti dei primi. Ma i dubbi e, soprattutto, la voglia di conoscere di più la genesi di questo popolo enigmatico, hanno indotto i due ricercatori ad approfondire e perfezionare negli anni la ricerca. Fino a uno studio più recente che ha portato a conclusioni molto più chiare, sia da un punto di vista genetico che storico.

Studi recenti sulla genetica degli etruschi

La civiltà etrusca è documentata in Etruria dall’VIII secolo avanti Cristo ed è confermata da una cultura, da una lingua non indoeuropea e da un alfabeto di derivazione greca. La disponibilità di rame e di ferro e l’abilità nella navigazione sono i principali fattori che hanno portato all’espansione etrusca su un’ampia zona dell’Italia centrale nel VI e nel V secolo avanti Cristo. La dominazione espansionistica romana, poi, ne causò un declino dell’influenza politica e, a partire dal I secolo avanti Cristo, la lingua scomparve da ogni testimonianza archeologica. La nuova ricerca conferma i dati acquisiti nel 2007 e dimostra anche che gli etruschi in Italia rappresentano un’unica popolazione biologica: non avevano in comune, in altri termini, solo una lingua e una cultura, ma anche un gruppo di antenati.

Gli specifici test statistici che hanno comparato il Dna antico etrusco con quello contemporaneo della popolazione toscana, hanno permesso di verificare se e dove il primo codice genetico possa essere considerato l’antenato diretto del secondo. Si è visto che alcuni toscani, quelli del Casentino e di Volterra soprattutto, conservano tracce riconoscibili dell’eredità genetica degli etruschi. Tratti di Dna identici a quelli documentati 2.500 anni fa. Alcuni toscani, però. Non certo tutti: in un’altra località ricca di reperti etruschi, Murlo nel Senese, e a Firenze, non si sono trovate tracce di un’eredità biologica. La maggior parte dei toscani di oggi discende da differenti antenati, quindi, immigrati in un momento successivo il che dimostra come popolazioni separate anche da pochi chilometri possono avere una storia molto diversa.

Una coppia di coniugi etruschi ritratti sul loro sarcofago.
Una coppia di coniugi etruschi ritratti sul loro sarcofago

Dalle genetica degli etruschi, possiamo capire quali sono le loro origini?

Il confronto con il Dna proveniente dall’Asia dimostra che fra l’Anatolia e l’Italia ci sono state migrazioni, ma che sono avvenute migliaia di anni fa, nella preistoria e, dunque, non hanno rapporto con la comparsa della civiltà etrusca nell’VIII secolo avanti Cristo. Questo smentisce – secondo Barbujani – l’idea di un’origine orientale degli etruschi, intesa come quella di civiltà evoluta che, invece, si è sviluppata in Italia da un gruppo autonomo. Questi risultati sono stati possibili mettendo insieme discipline diverse: genetica, antropologia biologica e paleontologia. Utilizzando tecnologie di sequenziamento di ultima generazione i ricercatori sono riusciti a recuperare informazioni genetiche da molecole di Dna provenienti da campioni vecchi più di 2.000 anni.

La genetica degli etruschi: Metodologia da perfezionare

Barbujani e Caramelli sono stati fra i primi scienziati a coniugare genetica e antropologia per lo studio del Dna di una popolazione europea del passato. Come si sviluppa questo tipo di ricerca? La base dell’indagine è scegliere con cura i reperti archeologici, isolarne e descriverne il codice genetico, confrontarlo con quello delle popolazioni moderne e, poi, sulla base delle somiglianze che emergono, verificare se le ipotesi sulle loro origini siano o no compatibili con l’evidenza genetica. Gli studi anatomici tradizionali sono utili quando si confrontano creature molto diverse, ad esempio i Neanderthal e i Cro-Magnon, ma non ci dicono molto sulle relazioni fra popolazioni vicine. Innanzitutto perché le condizioni ambientali, l’alimentazione, l’attività fisica modificano rapidamente la struttura ossea. Poi, perché la forma del nostro scheletro e del cranio dipendono dall’azione di tantissimi geni che hanno tra di loro iterazioni molto complesse. Per cui le analisi delle ossa degli etruschi avevano portato a concludere che in linea di massima erano simili a quelle di tutte le popolazioni che vivevano lì intorno. Con il codice genetico, invece, c’è meno soggettività. Ma per molti anni c’è stato un limite: si poteva studiare solo una regione, il Dna Mitocondriale, cioè quello contenuto nei mitocondri. In questo modo, e fino a pochi anni fa, era impossibile confrontare dati relativi a geni diversi e capire se dicessero la stessa cosa. Tuttavia, per quanto limitati, i dati genetici mitocondriali hanno offerto per anni l’unica opportunità di comprendere come erano e come si sono evolute le popolazioni del passato.

Città e Necropoli d'Etruria
Città e Necropoli d’Etruria

Intoppi e soluzioni possibili grazie alla genetica degli etruschi

Con il Dna antico il principale problema è il rischio di contaminazione.
Generalmente il codice genetico tratto da reperti fossilizzati è in cattive condizioni, per il naturale deterioramento delle molecole biologiche, più rapido se il luogo è umido. Il primo animale di cui è stato analizzato il Dna antico è un quadrupede estinto, il quagga. Con gli animali capita di estrarre codici genetici ‘estranei’ dalle ossa, ma se c’è stata contaminazione è anche facile individuare quello degli archeologi che hanno disseppellito i resti e dei tecnici di laboratori che lo hanno toccato. Per l’uomo la situazione è più complessa: il Dna del campione e quello del potenziale contaminante non sono distinguibili. Nella recente ricerca, l’applicazione di tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (Next generation sequencing, Ngs), nell’ambito della paleontologia ha permesso di recuperare informazioni genetiche da molecole di Dna di campioni più antichi di 2.000 anni. Questo approccio a elevata risoluzione e resa, ha consentito agli studiosi di discriminare bene le molecole endogene del Dna mitocondrialedei campioni etruschi.

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Area archeologica di Cosa, recinzioni violate

Area archeologica di Cosa: sito chiuso ma i turisti entrano lo stesso. Nell’area archeologica di Cosa il 1º gennaio sono state violate le recinzioni. E intanto è polemica sugli orari del turismo culturale

L’area archeologica di Cosa è chiusa ma i turisti entrano ugualmente. È successo il primo gennaio alla città di Cosa, ad Ansedonia nel comune di Orbetello. A raccontare il fatto è Salvatore Condipodaro Marchetta, capogruppo di opposizione nell’amministrazione di Magliano in Toscana, che il primo giorno dell’anno aveva deciso di andare a fare una visita agli scavi di Cosa per mostrarli ai suoi amici stranieri che l’avevano accompagnato ed erano suoi ospiti. Questo, purtroppo, non è stato possibile perché tutti si sono trovati davanti un cancello sbarrato. «Sono stato con ospiti stranieri agli scavi di Cosa, racconta Condipodaro Marchetta – Al nostro arrivo c’erano già delle persone, prevalentemente straniere, svizzeri, inglesi e spagnoli».

Area Archeologica di Cosa
Area Archeologica di Cosa

Il gruppo era formato da circa 8 persone che come gli ospiti di Condipodaro erano davanti a un cancello ben chiuso con tanto di catena. «Trovarsi lì e non poter entrare ci ha lasciato molto delusi e stavamo andando via quando sono arrivati una quindicina di turisti italiani con dei cani e dei bambini». Condipodaro sottolinea che anche il gruppo di italiani è rimasto male dall’impossibilità di visitare l’area archeologica. «Una delusione – precisa – durata un battito di ciglia».
A fare da recinzione agli scavi una rete fissata al grande cancello di ingresso. I turisti italiani hanno ritenuto però opportuno non tenere in considerazione la chiusura festiva ed il cancello serrato e, alzando la rete dalla parte destra della recinzione, sono entrati dentro l’ area archeologica di Cosa. «Ormai erano arrivati lì e se ne sono infischiati del giorno di chiusura e sono entrati passando in un varco che si sono creati sotto la rete». Un modo di fare che non ha dato certo una buona immagine di noi italiani al gruppo di stranieri presenti fuori dalla cancellata che, invece, se ne sono andati via rispettando la chiusura. «Una scena incredibile – dice Condipodaro – di cui ci siano vergognati».
La funzionaria della Soprintendenza, Maria Angela Turchetti, alla quale abbiamo riferito l’accaduto, ha ritenuto l’episodio gravissimo tanto che lo farà presente ai carabinieri. Condipodaro però oltre a condannare l’accaduto ha da recriminare anche sulla chiusura del museo e lo fa rivolgendosi direttamente a Dario Franceschini. «Se il ministro – sostiene – parla dei beni culturali come risorsa economica per il paese ma il turista che va a visitare un monumento o un museo si trova davanti ad ingressi sbarrati, o si è scordato di comunicarlo ai responsabili oppure – dice Condipodaro – pensa che la risorsa economica si genera nei giorni in cui non ci sono visitatori giorni ad esempio lavorativi». Secondo Condipodaro non ha senso chiudere l’area archeologica di Cosa in un giorno di festa quando ci sono turisti in visita che potrebbero visitare gli scavi costituendo una risorsa economica. «Era una decisione del ministero – riferisce la Turchetti – non potevamo fare nulla».

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Cerveteri città etrusca nel futuro

Cerveteri: sul mare non lontano da Roma è la città che meglio consente di approfondire la conoscenza dell’antica civiltà etrusca

Avvolti nel mistero – è ancora incerta la loro provenienza – ma ricchi di fascino, gli Etruschi hanno vissuto nell’Italia centrale per secoli lasciando ai Romani, con cui si fusero a partire dal IV secolo a.C., un’eredità importante sul piano culturale. Molti riti religiosi e persino i giochi gladiatori avevano, infatti, un’origine etrusca. Per conoscere la loro civiltà, Cerveteri – Caisra in etrusco, Caere per i Romani – è senza dubbio uno dei centri più interessanti. Affacciata sul mar Tirreno a circa 40 chilometri a nord di Roma, ospita, tra l’altro, la necropoli della Banditaccia, di gran lunga la più vasta del mondo antico giunta fino a noi.

Cerveteri, libro sulla città etrusca patrimonio dell'Unesco
Cerveteri, libro sulla città etrusca patrimonio dell’Unesco

Sito dell’UNESCO dal 2004, rappresenta una riproduzione perfetta della città abitata dai vivi con tombe che ripropongono la tipica struttura delle case etrusche. Immersa in un parco suggestivo, trasmette ai visitatori l’impressione di trovarsi all’interno di una città reale. A rendere la sua visita ancor più speciale contribuiscono, inoltre, le nuove tecnologie, come spiega l’assessore allo Sviluppo Sostenibile del Territorio del comune di Cerveteri, Lorenzo Croci: “Negli ultimi anni abbiamo introdotto numerose novità assolute e, grazie a tecnologia e nuovi media, abbiamo reso più avvincente la visita delle necropoli. Tour multimediali, siti internet dedicati e App per gli smartphone non solo forniscono informazioni utili, ma consentono di vivere in un modo nuovo e più coinvolgente sia le tombe sia il museo”.

Insieme a Piero Angela e Paco Lanciano, il comune di Cerveteri ha sviluppato infatti un progetto multimediale che riguarda sia la Necropoli della Banditaccia sia il Museo Nazionale Cerite, dove, tra l’altro, sono presenti in modo permanente il cratere e la kylix di Eufronio. Quello proposto da Cerveteri è un viaggio virtuale che attraverso proiezioni audiovisive, effetti sonori e ricostruzioni video in 3D consente di andare indietro nel tempo e di rivedere le tombe come erano in origine, con i loro spettacolari corredi. Il tutto con assoluto rigore scientifico e nel rispetto per la sacralità dei luoghi. “Il ricorso alle nuove tecnologie e le iniziative che abbiamo messo in cantiere negli ultimi anni -continua l’assessore Croci – hanno aumentato l’interesse dei turisti verso le bellezze storiche e naturalistiche del nostro territorio. Riteniamo pertanto si tratti della strada giusta per valorizzare i nostri tesori. Una strada che vogliamo continuare a percorrere anche in futuro”.

Se vi interessa Cerveteri e la Necropoli della Banditaccia consigliamo il nostro libro “Cerveteri – Una visita guidata alla necropoli della Banditaccia” disponibile in 4 lingue e costa solo 4€.

Punto Informazione turistica
Piazza A. Morol, Cerveteri (Rm)
tel. 06.99552637
www.comune.cerveteri.rm.it/turismo

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