Mostre in Toscana: Les italiens de Paris

Les italiens de Paris a Lucca con il meglio di De Chirico. In mostra oltre 50 tele del gruppo che fra il 1928 e il 1933 cercò di riaffermare la centralità dell’arte del Bel Paese, con maestri come Savinio, De Pisis e Tozzi

Un inno all’italianità e al senso di appartenenza. Il racconto, simbolico e senza alcuna nostalgia, dell’ultimo momento in cui gli artisti italiani erano ancora quelli che facevano la differenza. E’ anche questo la mostra “De Chirico, Savinio e Les italiens de Paris ” che aprirà il 17 ottobre al centro d’arte contemporanea Lu.C.C.A e sarà uno degli eventi di punta dell’autunno-inverno. Fino al 14 febbraio 2016 nel museo del centro storico di Lucca sarà possibile ammirare cinquanta dipinti di sette artisti italiani – tra i quali Giorgio De Chirico e il fratello Andrea, noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio – che dal 1928 al 1933 nella capitale francese diedero vita a un gruppo considerato da molti critici come una vera e propria corrente, al pari del Futurismo e del Surrealismo. Conosciuti come Les Italiens de Paris, oltre ai De Chirico c’erano Massimo Campigli, Filippo De Pisis, René Paresce, Gino Severini e Mario Tozzi: pittori fuoriclasse, tra loro diversissimi, ma uniti nell’idea di riaffermare gli elementi del Rinascimento per rilanciare l’arte italiana. Insieme ai loro quadri –  provenienti da collezioni private e da musei esclusivamente italiani – la mostra ospiterà anche due opere di coloro che a Parigi, in qualche modo, gli prepararono la strada: il grande Amedeo Modigliani e Ardengo Soffici, entrambi toscani. Ci sarà poi un omaggio a Giorgio de Chirico realizzato nel 1968 da Ezio Gribaudo, artista e amico personale del maestro.

Les italiens de Paris
Les italiens de Paris

Les italiens de Paris al L.u.C.C.A

Difficile racchiudere in un’ unica definizione gli Les Italiens de Paris. “Il loro gruppo – dice Maurizio Vanni, direttore del Lu.C.C.A e curatore della mostra insieme con Stefano Cecchetto – era complesso, ri-evoluzionario e dalla doppia anima. Più vicino allo spirito surrealista con i fratelli De Chirico, anche se il loro fu un vero e proprio amore-odio nei confronti di Andè Breton, il teorico del Surrealismo; più realismo magico con Tozzi, Campigli e Paresce. Ma nelle loro diversità di idee, propositi artistici ed esiti estetici, tutti rimasero fedeli a una specie di contratto mai scritto, a un sodalizio che, senza vincolare la libertà espressiva di ognuno, cercava di riaffermare l’importanza dell’arte visiva italiana del qui e ora, e il desiderio di rimanere ancorati sui valori unici di un passato che non poteva essere cancellato dalle velleità e dalle rivoluzioni percettive delle Avanguardie storiche”. Quei cinque anni a Parigi, a giudizio di Vanni, furono di arte italiana pura, legata non tanto all’innovazione e alla ricerca, ma a novità pescate dal passato. E’ come se i sette artisti avessero detto agli altri: voi andate pure per la vostra strada, noi facciamo la rivoluzione riprendendo possesso della forza del nostro passato, guardandoci indietro non per emulare, ma per ispirarci e riproporre. Ed è come dire: senza passato non ci può essere futuro. “E’ questo – prosegue il curatore – l’inno alla italianità, all’identità, al senso di appartenenza che abbiamo voluto sottolineare, anche per ricordarci di valori che si stanno perdendo, non solo nell’arte”.

Giorgio de Chirico, Le Muse Inquietanti, olio su tela / oil on canvas, 1950 ca., 97x66 cm, Fondazione Carima - Museo Palazzo Ricci, Macerata
Giorgio de Chirico, Le Muse Inquietanti, olio su tela / oil on canvas, 1950 ca., 97×66 cm, Fondazione Carima – Museo Palazzo Ricci, Macerata

L’incontro dei sette, quindi, non fu soltanto casuale in una città stimolante e piena di vita com’era la Parigi degli anni Venti del secolo scorso, che per gli artisti rappresentava una meta di pellegrinaggio, oltreché luogo di incontri e di scontri. Loro arrivarono nella capitale francese ed ebbero successo, perché avevano talento da vendere, ma non si concedettero al successo facile e preferirono percorrere una via autonoma. «Prevalse in loro – specifica ancora Vanni – un senso di egocentrico patriottismo che non si vedrà mai più nell’arte italiana». E troveranno molti seguaci, italiani, francesi o di altre nazionalità, che condividevano le loro scelte artistiche anche in omaggio all’illustre personaggio che aveva lasciato proprio a Parigi tracce indimenticabili: Amedeo Modigliani. La mostra che aprirà a metà ottobre è la continuazione del percorso del centro d’arte contemporanea lucchese nel Novecento italiano, inaugurato lo scorso anno con l’esposizione dedicata ai Macchiaioli. «E’ un’altra tappa di quel racconto – conclude Vanni -. Siamo partiti con la cultura che, durante il Risorgimento, annuncia lo spirito italico e si schiera a favore dell’unità d’Italia: gli artisti si mettono a disposizione dell’ideale unitario. Ora con Les italiens de Paris emerge forte quel senso di appartenenza».

Alberto Savinio, Le navire perdu, 1928, olio su tela / oil on canvas, 82x66 cm, Collezione privata
Alberto Savinio, Le navire perdu, 1928, olio su tela / oil on canvas, 82×66 cm, Collezione privata

Informazioni Importanti su Les italiens de Paris

Allestita nella sede di via della Fratta, la mostra sarà visitabile tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 10 alle 19. Ingresso 9 euro, ridotto 7 (la biglietteria chiude alle 18). Non sarà aperta il 24, 25, 31 dicembre e il 1 gennaio. Informazioni sul sito www. luccamuseum.com; tel. 0583 492180 e [email protected]

com.

 

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