Evitare le code ad Expo si può! Ecco come

Evitare le code ad Expo: quando i viali sono un vero ingorgo le scelte diventano importanti

C’è chi, per riuscire a vedere a Expo i padiglioni oggetto del desiderio, si presenta ai blocchi di partenza con largo anticipo. Ma non è un modo efficace per evitare le code ad Expo. E quando alle 9 si spalancano i cancelli Est di Roserio e quelli Sud a Cascina Merlata (le due porte che aprono un’ora prima delle altre a Ovest chiamate Fiorenza e Triulza), inizia a correre. Una gara per conquistare la testa della fila di fronte ad alcuni spazi come Giappone, Emirati Arabi o Palazzo Italia. Ma c’è anche chi non vuole investire buona parte del viaggio facendo la coda e programma un itinerario alternativo alle strutture top prese d’assalto. Ecco i consigli per evitare le code ad Expo e per riuscire a vivere al meglio l’Esposizione Universale last minute. E due diverse strade, per i visitatori che hanno più tempo a disposizione e per quanti, invece, sbarcano a Milano soltanto per poche ore. In questo articolo vi spieghiamo come evitare le code ad Expo.

Expo
Ecco come evitare le code ad Expo

Non tutti i giorni sono uguali

Il sabato, ormai, è una vera e propria giornata da “bollino nero”. È allora, quando il popolo di Expo arriva a toccare punte da 250mila persone, che il Decumano si trasforma in un’autostrada durante l’esodo estivo. Anche se le presenze salgono in modo significativo per tutto il fine settimana. E, con la ripresa delle gite scolastiche, persino il lunedì è diventato affollato. Occhio al calendario, quindi. Ma anche all’orologio. Cercate un giorno infrasettimanale per evitare le code ad Expo.

Da non mancare

Una delle tappe considerate imperdibili è il Padiglione Zero. Ha un compito: raccontare il rapporto tra l’uomo e il cibo tra scenografie monumentali, statue iperrealiste di animali, muri di spezie e filmati. Impossibile non partire da qui. Ma attenzione. È la prima struttura che si incontra quando si arriva dalla metropolitana e dal treno e nelle prime ore del mattino la coda può essere più lunga. Stessa scena attorno alle 18, quando le porte si (ri)aprono per chi ha un biglietto serale da 5 euro. Andate al Padiglione Zero, è un buon modo per evitare le code ad Expo.

Il bivio

Da qui in poi le strade possono dividersi. Perché tanti non rinunciano a vederla, una delle attrazioni circondate perennemente dai serpentoni. Per Palazzo Italia come per gli Emirati Arabi bisogna mettere in conto circa due ore e mezzo di attesa; molto di più per il Giappone, dove si sono toccate anche sette ore. Tra i padiglioni più richiesti ci sono Germania e Kazakistan: nel primo, con in mano una sorta di cartoncino “magico” che fa animare schermi e installazioni, la visita è simile a quella di un piccolo museo scientifico; nel secondo si assiste anche a uno spettacolo con tanto di occhiali tridimensionali. Nei padiglioni più gettonati è impossibile evitare le code ad Expo, potete però recarvi al vostro padiglione preferito non appena aprono i cancelli di Expo; così facendo dimezzerete una fila.

C’è fila e fila

Non tutte le code, però, sono uguali. Un modo per evitare le code ad Expo è scegliere la coda giusta. In alcuni casi non bisogna farsi scoraggiare. Basta osservare come si muovono i vari blocchi di persone. Scorrono abbastanza velocemente, ad esempio, le file per scoprire l’alveare tecnologico della Gran Bretagna, per la Francia o il bosco dell’Austria, per la Colombia, la Cina, il Qatar o l’Azerbajan, per il Kuwait o per Israele. Il fascino di Corea e Angola.
Per chi ama gli spettacoli ad alto grado tecnologico c’è la Corea che, tra ologrammi ed effetti speciali, racconta i segreti della cultura alimentare hansik. La scoperta dell’Angola può riservare sorprese, come accade per il vicino Barhain: un giardino botanico racchiuso in un elegante labirinto.

Expo 2015 Padiglione Brasile
Expo 2015 Padiglione Brasile

La rete del Brasile

Seguendo la rotta dei giganti si possono anche imboccare strade “laterali”, però, o decidere di vivere l’esperienza in modo parziale. Per salire sulla rete del Brasile, per dire, la coda è obbligatoria. Ma si può visitare soltanto la mostra – c’è anche un piano dedicato all’arte – che spiega come il Brasile stia producendo cibo per il mondo.

Guardare da fuori

Perché una strategia può essere quella: passeggiare lungo il Decumano per respirare un po’ di aria di Expo, ammirando le architetture dall’esterno. Dal campo verticale di Israele coltivato goccia a goccia alla parete di legno intrecciato del Giappone costruita senza neppure un chiodo, dalla Thailandia che sorge come il cappello tradizionale dei coltivatori di riso ai semi della foresta tropicale della Malesia, dal tempio del Nepal alle colonne di bambù del Vietnam. Nel caso dell’Italia, poi, non c’è solo Palazzo Italia: il padiglione si estende per tutto il Cardo, tra gli spazi delle regioni, quello dell’Unione Europea e quello di Confindustria.

La rivincita dei “villaggi”

Con l’arrivo della grande folla, sono stati i cluster a vivere una vera e propria rivincita. Sono i villaggi collettivi dove gli Stati si mettono in mostra a seconda degli alimenti che producono. Dalle pareti a specchio del padiglione del riso che riflettono vere coltivazioni a quello del cacao, dagli edifici dedicati alla frutta a quelli in cui si possono conoscere e annusare le spezie. E poi il cluster dei cereali e, nella parte Nord Est del sito le isole, le zone aride e il Mediterraneo. A ogni stazione, si possono ammirare le mostre di grandi fotografi che hanno interpretato attraverso le immagini le diverse filiere.

Expo 2015: Albero della Vita
Expo 2015: Albero della Vita

Viva il caffè

Se vuoi evitare le code ad Expo, eccolo un tour alternativo. Con Illy, sponsor ufficiale dello spazio del caffè, che offre la possibilità (sei gli appuntamenti quotidiani) di prenotare viste guidate. E altre lezioni itineranti sono quelle degli studenti della facoltà di Agraria che animano il parco della biodiversità. Qui, tra le piante e la vegetazione italiana, dalle Alpi alla Sicilia, si può vivere un altro pezzo di Esposizione senza sgomitare. La sosta vale, come quella nel vicino padiglione di Slow Food. E dunque, anche senza stare troppo in fila, qualcosa di bello lo si può sempre trovare.

 

 

Articolo tratto da “Il Tirreno”

 

 

 

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