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Città e Necropoli si presenta al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Giovedì 11 febbraio sarà presentato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze l’edizione integrale italiana di George Dennis Città e Necropoli d’Etruria.

Il giorno giovedì 11 febbraio 2016 alle ore 17, Giuseppe M. Della Fina (Museo Archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia e Museo Claudio Faina di Orvieto) e Simona Rafanelli presentano la prima edizione integrale in italiano di George Dennis, Città e necropoli d’Etruria edito dalla Nuova Immagine Editrice di Siena.

Città e Necropoli d’Etruria, è stato curato da Silvia Nerucci ed Elisa Chiatti, tradotto da Domenico Mantovani, ed è la prima edizione italiana integrale del celebre The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis, esploratore, diplomatico nonché archeologo britannico, che a metà Ottocento dedicò una fetta rilevante della sua attività alla scoperta degli Etruschi e dell’Etruria. La nuova edizione è composta in  due volumi indivisibili, per oltre 1200 pagine complessive si può considerare un classico dell’etruscologia e allo stesso tempo un sorprendente libro di viaggio.

Città e Necropoli d'Etruria
Città e Necropoli d’Etruria al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MAF) rinnova così l’appuntamento con gli Incontri al Museo organizzati dalla Soprintendenza Archeologia della Toscana e dal  Polo Museale regionale della Toscana. La 4a edizione si compone di un ciclo di 11 appuntamenti che saranno svolti nella zona conferenze al piano terra del Museo Archeologico Nazionale di Firenze il giovedì alle ore 17. I temi come sempre spaziano dalle radici delle iconografie rinascimentali, che affondano nell’eredità classica, alla strenua lotta delle forze armate italiane che cercano di tutelare e difendere questo prezioso patrimonio, dalle tecnologie dell’Età del Bronzo alle regine dell’Egitto tolemaico. Appassionati di storia archeologia e storia dell’arte e studiosi, potranno ritrovarsi nel mediceo Palazzo della Crocetta e poter condividere la comune passione per le antiche civiltà.

Presentazione CIttà e Necroli d'Etruria al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Presentazione CIttà e Necroli d’Etruria al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Tutti gli Incontri sono a ingresso libero.

Calendario dei prossimi incontri al Museo Archeologico di Firenze

Giovedì 25 febbraio 2016: Elena Ghisellini (Università degli Studi di Roma Tor Vergata): I ritratti di Arsinoe III Philopator, specchio di un’amara vicenda esistenziale

Giovedì 17 marzo 2016: Fabrizio Paolucci (Uffizi): Aurata marmora. L’uso della doratura nella statuaria romana alla luce di alcune sculture della Galleria degli Uffizi

Giovedì 21 aprile 2016: Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: Attività di contrasto dei Carabinieri agli illeciti in materia di Beni Culturali

Giovedì 19 maggio 2016: Massimo Vidale (Università degli Studi di Padova): Dall’Afganistan al Mediterraneo: tecnologia e commercio del lapislazzuli nell’Età del Bronzo

Giovedì 9 giugno 2016: Stefano Casciu (Polo Museale Regionale della Toscana): L’origine del genere della natura morta tra Cinquecento e Seicento e i suoi legami con il mondo antico

 

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Città e necropoli d’Etruria a Blera

Città e necropoli d’Etruria a Blera: attesa la presentazione dell’opera

Sarà presentata sabato 7 novembre Città e necropoli d’Etruria a Blera, opera in due volumi di George Dennis per la prima volta tradotta integralmente in italiano. L’appuntamento è alle 10, nella sala San Nicola, nell’ambito della festa “Per San Martino ogni mosto diventa vino”.

Città e Necropoli d'Etruria
Città e Necropoli d’Etruria a Blera

George Dennis (1814-1898) è stato un diplomatico ed esploratore britannico noto soprattutto per le importanti scoperte archeologiche nel territorio dell’Etruria. I suoi resoconti scritti e i suoi disegni di antichi luoghi e monumenti della civiltà etrusca sono tra i primi dell’era moderna e rimangono un punto di riferimento per gli studi di etruscologia. L’edizione italiana di “The cities and cemeteries of Etruria” curata da Elisa Chiatti e Silvia Nerucci per Nuova Immagine Editrice, con traduzione di Domenico Mantovani, arriva nella Tuscia dopo la presentazione ufficiale avvenuta la scorsa estate a Murlo (Siena) in occasione del festival Bluetrusco. La presentazione di Città e necropoli d’Etruria a Blera è un’opportunità assolutamente da non perdere sia per gli abitanti del posto sia per i visitatori, che avranno la possibilità di assistere al “ritorno a casa” del manoscritto originale del professor Mantovani, originario di Blera e scomparso da pochi anni, che verrà consegnato alla biblioteca comunale blerana, intitolata proprio a Mantovani.

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La presentazione di Città e necropoli d’Etruria a Blera è solamente uno dei numerosi appuntamenti culturali, musicali, folkloristici che caratterizzano questa edizione di “Per San Martino ogni mostro diventa vino”, la manifestazione enogastronomica organizzata grazie all’impegno della Pro Loco in collaborazione con l‘Università Agraria di Blera e il Comune. L’evento è realizzato in collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo di Barbarano Romano.

Dal 6 all’8 novembre saranno aperte sia a pranzo che a cena 16 caratteristiche cantine dove saranno serviti tipici tipici della tradizione locale e 5 cantine merenda-aperitivo.

Info: www.prolocodiblera.it e pagina Facebook

Ecco la nostra Rassegna Web:

  1. “Città e necropoli d’Etruria”, arriva la prima edizione italiana
  2.   “Città e Necropoli d’Etruria” di George Dennis: un grande classico dell’etruscologia e della letteratura di viaggio nella sua prima edizione integrale italiana
  3. ”L’Etruria” di Dennis in scena a Blera
  4. Blera: L’Etruria di George Dennis per la prima volta in italiano

 

 

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Leggere George Dennis

Per leggere George Dennis non si deve essere etruscologi. Ma amanti delle antichità degli Etruschi sì.

Oggi vi pubblichiamo un articolo tratto dall’inserto ALIAS uscito sul Manifesto di domenica 27 settembre 2015 a firma di Andreas M. Steiner.

Tutto iniziò con un libro, scritto a mano, in latino: tra il 1616 e il 1619 lo scozzese Thomas Dempster, insegnante di Diritto all’Università di Pisa, grato per l’accoglienza ricevuta, dedica a Cosimo II de’ Medici il De Etruria Regali, la prima, summa dettagliata sulla civiltà etrusca. Poi il libro scompare, misteriosamente. Verrà ritrovato un secolo dopo, in maniera del tutto fortuita tra gli scaffali di un antiquario fiorentino, da un giovane nobiluomo inglese in viaggio per l’Italia, Lord Thomas Coke. Siamo nel 1726 e Coke, resosi conto dello straordinario valore del manoscritto, decide di farlo stampare e ne affidala cura a Filippo Buonarroti, ministro ducale e massimo esperto della materia. Buonarroti integra il testo con commenti e tavole raffiguranti le principali opere etrusche allora note.

Città e Necropoli d'Etruria
Città e Necropoli d’Etruria

La pubblicazione segna l’avvio di una intensa stagione di studi e scoperte. L’anno successivo, nel 1727, nasce la prima istituzione europea di studi etruschi – L’Accademia Etrusca di Cortona – alla quale si iscriveranno i maggiori intellettuali dell’epoca. E, proprio a Cortona, la scorsa estate è stato esposto in una mostra (Seduzione etrusca, dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum) il manoscritto originale del De Etruria Regali… L’intreccio che vede avviluppati Gran Bretagna ed Etruschi non finisce però qui, anzi si prolunga fino ai giorni nostri: lo scorso luglio, durante il festival BluEtrusco a Murlo (Siena), è stato presentato Città e necropoli d’Etruria, prima edizione integrale in lingua italiana di un altro classico dell’etruscologia, The Cities and Cemeteries of Etruria (London 1848, 18782) del diplomatico e archeologo inglese George Dennis (Nuova Immagine Editrice, a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, traduzione di Domenico Mantovani, pp. 1264, € 48,00). Può apparire strano che nel Paese che alla civiltà etrusca ha dato natali, l’attenzione per un libro così rilevante si sia concretizzata solo ora.

Siamo fuori tempo massimo?

La domanda se la pone Giuseppe M. Della Fina, l’antichista al quale l’editore senese ha affidato l’introduzione dell’opera, suddivisa in due tomi. La risposta è negativa. Ancora oggi uno studioso del mondo etrusco continua a consultare Città e necropoli d’Etruria. Nelle sue pagine sono registrate una serie d’informazioni preziose: monumenti in uno stato di conservazione decisamente migliore rispetto al presente; musei che oggi si presentano in una forma completamente diversa o che, talora, non esistono più; collezioni private andate disperse attraverso il commercio antiquario. E poi c’è la scrittura di George Dennis che, in poche righe, riesce a restituire impressioni e atmosfere di un paesaggio culturale che ancora oggi possiamo riconoscere. Ecco qualche esempio: «Era una giornata meravigliosa quando arrivai a Bolsena. Il cielo era senza una nube – il lago, le sue isolette, e ogni oggetto lungo le spiagge, erano immersi in una vampa di luce e di calore estivo – gli, oliveti erano pieni di contadini seminudi che raccoglievano i grassi frutti – miriadi di folaghe oscuravano le acque, che nessuna vela solcava – il mio occhio spaziava per l’ampio anfiteatro formato dall’antico cratere, e da ogni lato scorgeva le colline dalla base alla cima rese oscure dalle varie tonalità del fogliame. Come era possibile credere a ciò che si presentava ai miei occhi – a ogni mio senso, e ammettere di trovarsi nel colmo dell’inverno, prima che la vegetazione avesse cacciato una gemma o un fiore? Eppure era così, ma era l’inverno dei Paesi meridionali». Oppure: «Da Cetona a Sarteano vi sono solo quattro miglia e la strada è meravigliosa. Essa sale su un’altura ripida ed elevata, coperta di boschi e dalla cima si domina un panorama stupendo sopra la valle del Chiana – Cetona rannicchiata ai piedi del monte che le dà il nome, una massa poderosa di boschi in pendio, tutti ammantati di neve in inverno; Città della Pieve con le torri gemelle, come corna che spuntano dal ciglio delle lunghe colline buie che si estendono a sud; Chiusi, più vicina all’occhio, sopra un’altura rivale e più bassa; la vallata intermedia, con il suo tappeto grigio e bruno di boschi di ulivi e di querce; i laghi che scintillano azzurri in distanza e le cime innevàte degli Appennini che ondeggiano lungo la linea dell’orizzonte».

Per leggere le bellissime pagine di George Dennis, dunque, non si deve essere etruscologi. Ma amanti sì, delle antichità degli Etruschi e, soprattutto, di quel loro testimone silenzioso che, ancora oggi, è il paesaggio dell’Etruria. È il racconto di George Dennis – e, anche, da non dimenticare, quello della scrittrice Elisabeth Hamilton Gray, che nel 1840 pubblicò Tour to the Sepulchres of Etruria in 1839 (ancora in attesa di traduzione!), sulla scia del quale lo stesso George Dennis decise di visitare l’Etruria – a rivelarci, ora di nuovo, il vero «mistero etrusco». Un mistero che, quasi un secolo dopo The Cities and Cemeteries, un intellettuale questa volta italiano, Piero Calamandrei, riassunse con una suggestione di rara potenza: «Incantati dalla benignità di questi limitati orizzonti, qui i primitivi etruschi venuti dall’oriente s’accorsero di aver scoperto la patria: nella misura di questi panorami è il segreto della loro pensosa civiltà» (da Inventario della casa di campagna, 1938, recentemente riedito dalle Edizioni di Storia e Letteratura).

Articolo su George Dennis
Articolo su George Dennis

Chi è George Dennis?

George Dennis è stato un esponente di spicco dell’archeologia del Romanticismo nel cui ambito si era formato. Per lui pur con una salda cultura classica e una ottima conoscenza delle fonti letterarie greche e latine – la ricerca archeologica era avventura. In proposito osserva Della Fina: «confrontando l’edizione del 1848 e quella del 1878 si avverte, in più punti, il suo rimpianto per una stagione diversa e di cui comprendeva bene il progressivo esaurirsi. L’archeologo iniziava a divenire un mestiere; affascinante, ma pur sempre un mestiere. Per lui era stato altro».

George Dennis nasce a Londra nel 1814 e sin da ragazzo dimostra interesse per i viaggi e il mondo classico. Nei primi anni trenta visita il Galles, la Scozia e quindi il Portogallo e la Spagna meridionale. Da quest’ultima esperienza prende spunto il suo primo libro, A Summer in Andalucía (1839), che incontra un successo notevole. Sei anni dopo pubblica The Cid: a Short Chroniclefounded on the Early Poetry of Spain che raccoglie dodici articoli usciti inizialmente anonimi nel «Penny Magazine». Agli inizi degli anni quaranta sceglie di visitare l’Etruria: dalle numerose escursioni in zone allora difficili da raggiungere e, in diverse località, flagellate dalla malaria nasce il libro The Cities and Cemeteries of Etruria pubblicato a Londra in prima edizione nel 1848: un’opera in due volumi che complessivamente superano le mille pagine. Nello stesso anno entra a far parte del Colonial Office e l’incarico – svolto nella Guiana Britannica – lo allontana per più di dieci anni dall’Europa e dal Mediterraneo. Solo negli anni sessanta, ammesso nella carriera diplomatica, riesce a rientrare e diviene vice console e poi console britannico in Sicilia, in Libia e in Turchia: torna perciò agli studi classici e intraprende campagne di scavo più o meno fortunate. Gli anni settanta sono l’occasione per una revisione profonda della sua opera più celebrata e, nel 1878, esce la seconda edizione, profondamente rinnovata rispetto alla prima dove l’autore (che aveva simpatizzato per il Risorgimento italiano e, in particolare, per Garibaldi) si sforza di segnalare anche i mutamenti avvenuti a livello politico e sociale. Nel frattempo scrive la guida A Handbook for Travellers in Sicily. Nuovi viaggi e ulteriori campagne di scavo caratterizzano il decennio seguente: nel 1888 George Dennis si ritira dall’attività diplomatica. Muore a Londra nel 1898. Oltre a essere autore dei volumi citati, egli collaborò con diverse riviste e fu membro di varie associazioni culturali come il prestigioso Istituto di Corrispondenza Archeologica o la British and American Archeological Society of Rome, di cui fu vicepresidente. Collaborò inoltre con il British Museum e ricevette una laurea honoris causa a Oxford.

George Dennis
George Dennis
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ScaviAmo Baratti al via

Andrea Camerini lancia il progetto ScaviAmo Baratti e riporta alla luce l’antica tomba etrusca di Baratti

Nella giornata di ieri il progetto ScaviAmo Baratti ha ufficialmente preso il via; sono partiti ieri mattina infatti i lavori di scavo al sito archeologico di Baratti per recuperare una tomba etrusca del sesto secolo avanti Cristo: il sarcofago stava già affiorando sulla scarpata che dà sulla spiaggia, l’erosione marina e le onde avevano iniziato a scoprire le sue forme. Il recupero della tomba etrusca di deve all’iniziativa di Andrea Camerini, regista e vero appassionato di Baratti, che è riuscito a coinvolgere il Comune, la Soprintendenza e alcuni operatori come Asa (Azienda Servizi Ambientali di Livorno). Una tomba etrusca come simbolo, nuova icona di Baratti o, per dirla con Andrea Camerini, «come aperitivo del parco archeologico». La tomba etrusca rischia seriamente di essere invasa dal mare, rischia di crollare con tutta la ripa già messa a dura prova dall’erosione. La tomba è stata scoperta quattro anni fa durante la campagna di scavi eseguita in riva al mare. Si trova fra la fontina e la chiesa di San Cerbone. E’ stata già depredata da anni, se non da secoli, come spiega l’archeologa Carolina Megale.

ScaviAmo Baratti, iniziati i lavori di scavo
ScaviAmo Baratti, iniziati i lavori di scavo

«Diciamo che sono stato un po’ il collante tra la Soprintendenza e il Comune ho spinto per far sì che si unisse l’utile al dilettevole. In questo caso la salvaguardia dell’arenile e il recupero dei nostri tesori», racconta Andrea Camerini; «Quando ho proposto la mia idea – continua il regista – tutti hanno collaborato con entusiasmo e questa è stata una bella soddisfazione perché insieme si possono fare grandi cose».

Il mondo etrusco è un mondo misterioso e al contempo affascinante; per saperne di più consigliamo la lettura del celebre “Città e Necropoli d’Etruria” di George Dennis, la prima tradizione completa in italiano dei viaggi del famoso esploratore britannico.

Il progetto ScaviAmo Baratti è davvero ambizioso: «Recuperare un tesoro, una bellissima testimonianza che i nostri avi ci hanno lasciato e farla vivere ancora a beneficio di tutti». La tomba etrusca, infatti, sarà posizionato nello spazio verde davanti al ristorante Demos a poche centinaia di metri dal luogo in cui gli Etruschi lo lasciarono più di 2500 anni fa. «Il progetto – continua Camerini – prevede l’escavazione dell’area soggetta a frana e il recupero del reperto, con successivo ripascimento e messa in sicurezza dell’argine in questione e al futuro restauro e ricomposizione del sarcofago, che sarà poi esposto in modo permanente in una zona di Baratti aperta a tutti. Perché la storia è di tutti». Camerini è riuscito a coinvolgere la Soprintendenza e il Comune di Piombino insieme a volontari, ieri mattina c’erano anche il dottor Andrea Camilli della Soprintendenza e Carolina Megale che ha curato gli scavi Poggio del Molino ed è inoltre la curatrice del museo etrusco di Populonia.
Così è nato il progetto “ScaviAmo Baratti” che, dice ancora Camerini, «spero sia solo l’inizio di qualcosa di grandioso per il nostro amato golfo. Devo dire che l’entusiasmo che ho trovato intorno a questa idea mi ha colpito; dalla Soprintendenza agli uffici comunali; a tutti quelli che si son proposti di contribuire al recupero, al restauro, o anche solo ai curiosi a cui si sono illuminati gli occhi quando gliene parlavo. Queste son cose belle. Son cose che mi hanno fatto stare bene, in questi lunghi mesi di preparativi in vista del recupero. Ovviamente documenterò tutto questo scavo, che potrebbe anche riservare sorprese, con un video che deve diventare uno spot del nostro territorio. O, almeno, io ci proverò».

Andrea Camerini ideatore del progetto ScaviAmo Baratti
Andrea Camerini ideatore del progetto ScaviAmo Baratti

 

«E’ una tomba appartenente ad una famiglia della classe media – spiega Carolina Megale – tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo Populonia vide un forte sviluppo della lavorazione del ferro, una rapida crescita di commerci e attività economiche. Si tratta di una tomba familiare, anche la necropoli testimonia lo sviluppo economico della società. Purtroppo la tomba è stata espoliata dei suoi arredi molto tempo fa, ma conserva tutta la sua importanza dal punto di vista archeologico. E poi non si sa mai, scavando è sempre possibile trovare reperti interessanti». Le fasi di recupero del tomba etrusca andranno avanti per l’intera settimana. Dopo una iniziale azione con la ruspa per rimuovere lo strato superficiale di terra infatti occorrerà procedere con gli appositi strumenti manuali e i tempi di conseguenza si allungheranno considerevolmente.

E’ l’inizio del progetto «ScaviAmo Baratti!».

 

AGGIORNAMENTO SUI LAVORI ALLA TOMBA ETRUSCA DI BARATTI

Vanno avanti i lavori per il recupero della tomba etrusca a Baratti. Ieri sono state eseguite una serie di operazioni tecniche per il rilievo delle quote e la sistemazione dell’area di scavo, probabilmente il momento più importante dell’operazione sarà tra venerdì e sabato quando sarà possibile il recupero del manufatto etrusco risalente al sesto-quinto secolo avanti Cristo. Come spiegato dalla dottoressa Carolina Megale, curatrice del museo etrusco di Populonia, si tratta di una testimonianza importante: un reperto sicuramente già predato nel corso degli anni, ma che potrebbe nascondere ancora qualche oggetto e in ogni caso, il «sarcofago» è intatto. Gli scavi hanno proprio lo scopo di preservare il reperto archeologico che si trova a ridosso della spiaggetta vicino alla Chiesina di San Cerbone: le onde del mare hanno già iniziato a lasciare scoperta una parte della tomba e nel giro di breve tempo con mareggiate molto forti la preziosa testimonianza etrusca potrebbe essere
danneggiata dal mare e dall’azione erosiva.

L’operazione di recupero promossa da Andrea Camerini con il progetto «ScaviAmo Baratti», è stata esaminata dagli organi preposti e al centro di una conferenza dei servizi tra Comune e Soprintendenza ai Beni Culturali durante la quale sono state valutate tutte le alternative. L’idea di valorizzare il sarcofago con l’esposizione nell’aiuola davanti al Golfo di Baratti è stata apprezzata da tutti ed ha avuto naturalmente l’approvazione dell’ispettore della soprintendenza Andrea Camilli che segue personalmente tutta l’operazione. Ci sono state anche alcune critiche al progetto. Sui social network c’è stato chi si è chiesto se non sarebbe stato meglio lasciare la tomba nel terreno e se il luogo di esposizione dovesse essere un’aiuola oppure il parco archeologico di Baratti e Populonia. Per quanto riguarda la prima obiezione è giusto ricordare che il manufatto era in pericolo per l’erosione marina, per quanto riguarda la collocazione, la scelta viene motivata con l’opportunità di promuovere tutta l’area archeologica con un monumento facilmente fruibile da tutti.

 

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David Riondino recita gli Etruschi

David Riondino leggerà dei brani tratti da “Città e Necropoli d’Etruria” stasera al Festival BluEtrusco

Murlo si conferma la capitale dell’archeologia, proponendo appuntamenti di grande spicco incluse le letture di David Riondino del libro di George Dennis appena tradotto. Il libro “The Cities and Cemeteries of Etruria” di Dennis nella sua traduzione italiana di Domenico Mantovani, edito dalla Nuova Immagine Editrice http://nielibrionline.it/  , verrà tra l’altro presentato proprio a Bluetrusco, sempre oggi, sabato 18, alle ore 18, con la presenza di molte autorità nel campo etruscologico, a partire da A.M.Steiner, direttoredi Archeo, Christopher Smith, direttore della British School a Roma, e Giuseppe M.Della Fina, direttore scientifico di Bluetrusco, infine stasera David Riondino darà vita a una serata particolarmente importante, proprio per la natura sospesa tra teatro e archeologia, a partire dalle ore 22.

Città e Necropoli d'Etruria
Città e Necropoli d’Etruria

David Riondino recita gli Etruschi: questa sera, alle 22, al castello di Murlo, in anteprima a Bluetrusco, leggerà brani tratti dalla prima traduzione in italiano di un classico dell’archeologia: «Città e necropoli dell’Etruria», di George Dennis. Diplomatico ed esploratore britannico, XIX secolo, è conosciuto per le sue importanti scoperte archeologiche nel territorio dell’Etruria. I suoi resoconti scritti e i suoi disegni degli antichi luoghi e monumenti della civiltà etrusca, con la sintesi delle fonti antiche, sono tra i primi dell’era moderna, un riferimento negli studi di etruscologia.
Di seguito riportiamo l’intervista a David Riondino riportata nella Nazione Siena

David Riondino leggerà in anteprima alcuni brani dell'opera
David Riondino leggerà in anteprima alcuni brani dell’opera

Un debutto per David Riondino?

«E’ la prima volta che racconto al pubblico i testi, i racconti di questo importante personaggio: ha catturato la civiltà etrusca e i paesaggi toscani con un’abile prosa e un dettaglio erudito».

E della sua canzone «Gli Etruschi mangiavano molluschi» cosa dice?

«E’ un testo che ho scritto negli anni passati. La parola Etruschi ha sempre stimolato la mia curiosità. E’ particolare con il suo finale ‘uschi’, condiviso con pochi altri termini: appunto molluschi, bruschi, altri rari idiomi. La mia canzone scherza, gioca sulle parole.
Gli Etruschi sono un antico popolo che ha sempre stimolato fascino. Anche perché, fino ad un
passato recente, non si era riusciti a decifrare e comprendere il loro linguaggio, l’idioma. Questo vuoto alimentava una grande immaginazione.Adesso, nonostante tanti progressi, non abbiamo un archivio di opere letterarie etrusche, ma solo cataloghi, strumenti tecnici».

A Riondino artista cosa ispirano gli Etruschi?

«Tutto ciò che è mistero, stimola. Tanto maggiormente per gli Etruschi, la cui arte, lo stile, esercitano un richiamo evocativo. Mi viene in mente una statua di bronzo, ’Ombra della sera’: è un figurone sottile. Sembra una scultura di Alberto Giacometti, con tutta la carica espressiva che queste opere trasmettono».

Insomma, perché il pubblico deve ascoltare il suo racconto?

«Può essere l’occasione per conoscere le origini del nostro territorio attraverso gli Etruschi: sono presenti nell’immaginario toscano ma sono poco valorizzati. Iniziative come Bluetrusco sono occasioni per approfondire questa conoscenza, in modo piacevole, non accademico».

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“Città e Necropoli d’Etruria” si presenta

Città e Necropoli d’Etruria di George Dennis in anteprima al Festival BluEtrusco

Città e Necropoli d’Etruria sarà presentato nell’ambito del Festival BluEtrusco (http://www.bluetrusco.land/index.php?lang=it) , sabato 18 luglio alle ore 18.

L’opera, edita dalla Nuova Immagine Editrice, si svela al festival promosso dal Comune di Murlo con la collaborazione della Fondazione dei Musei Senesi, Regione Toscana, Provincia di Siena, Ministero per i beni e le attività culturali, Università per Stranieri di Siena, Università di Siena, University of Massachutsetts Amherst, Fondazione Siena Jazz, British School at Rome.

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Città e Necropoli d’Etruria, a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, traduzione di Domenico Mantovani, è la prima traduzione italiana integrale di The Cities and Cementeries of Etruria di George Dennis, diplomatico, esploratore e archeologo britannico, che a metà Ottocento dedicò una parte importante della sua attività alla scoperta degli Etruschi.

Città e Necropoli d’Etruria si compone di due volumi, per oltre 1200 pagine complessive: un vero e proprio classico dell’etruscologia e allo stesso tempo di un affascinante libro di viaggio.

BluEtrusco
BluEtrusco

All’iniziativa che ricordiamo essere alle ore 18 e non alle 17 come comunicato in precedenza, interverranno Andreas M. Steiner (direttore editoriale di “Archeo”), Christopher Smith (direttore della British School at Rome) e Giuseppe M. Della Fina (direttore scientifico di BluEtrusco). Per l’occasione, alle 22, l’attore David Riondino leggerà in anteprima alcuni brani dell’opera.

David Riondino leggerà in anteprima alcuni brani di Città e Necropoli d'Etruria
David Riondino leggerà in anteprima alcuni brani di Città e Necropoli d’Etruria
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George Dennis in Etruria

A George Dennis, esploratore, diplomatico e archeologo britannico dobbiamo un’opera sui siti e i monumenti degli etruschi che – a oltre centocinquant’anni dalla sua prima pubblicazione – è ancora preziosa. In questi giorni vede la luce la prima traduzione integrale in italiano dell’opera. Un’iniziativa che salutiamo con entusiasmo e di cui presentiamo alcuni dei passi più significativi.

E’ con orgoglio che vi proponiamo l’articolo di Giuseppe M. Della Fina pubblicato sulla rivista Archeo di Luglio dove viene presentato il nostro ultimo libro “Città e Necropoli di Etruria” di George Dennis.

George Dennis
George Dennis

Sul finire del 1848, a Londra, l’editore John Murray pubblicò la prima edizione di un libro di viaggio destinato ad avere una fortuna duratura: The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis, di cui ora viene stampata la prima edizione integrale in lingua italiana. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma, soprattutto, ci si può chiedere se ne sia valsa la pena. Per un etruscologo italiano la risposta positiva è quasi d’obbligo: si tratta infatti di uno studio che si consulta ancora con una certa frequenza e utilmente.
Da allora il quadro è profondamente mutato, diverse ricostruzioni non sono più condivisibili e singole intuizioni neppure. Inoltre problemi presentati come irrisolti, oggi invece lo sono: penso, per esempio, al tema delle origini degli Etruschi, superato alla luce della lezione di Massimo Pallottino e all’introduzione del concetto di formazione nel dibattito scientifico.

TUSCANIA O TOSCANELLA?

I limiti cronologici attribuiti alla loro civiltà erano allora diversi da quelli attuali e una profonda revisione ha riguardato la datazione delle opere dell’arte e dell’artigianato artistico etrusco. La localizzazione di alcuni insediamenti – segnalati
nelle fonti letterarie latine e greche – non era ancora avvenuta, o se ne accettava una rivelatasi in seguito sbagliata. Sono mutati persino i nomi di singole località come Tarquinia, allora denominata Corneto, o Tuscania che veniva chiamata Toscanella. Perché, dunque, uno studioso del mondo etrusco dovrebbe continuare a consultare Città e necropoli dell’Etruria? Perché nelle sue pagine, sono registrate informazioni preziose. Soprattutto per quello che concerne lo stato di conservazione di numerosi monumenti, decisamente migliore rispetto a quello attuale. Inoltre, l’autore propone con frequenza una descrizione dettagliata di musei che oggi si presentano in una forma completamente diversa o che, talora, non esistono piú. Per non parlare delle collezioni private andate disperse nel frattempo. La sua esposizione consente di riconoscere singole opere d’arte che il commercio antiquario ha portato altrove e di cui è andata perduta la collocazione originaria. Un archeologo può riflettere inoltre su come sia mutato il suo mestiere, un tempo legato principalmente all’analisi della storia dell’arte antica e oggi indirizzato soprattutto verso la ricostruzione della storia sociale ed economica. Né voglio nascondere un altro motivo d’interesse, che va oltre le usuali attitudini degli studiosi o degli appassionati del mondo etrusco: la notevole capacità di scrittura di George Dennis. In poche righe – come si potrà intuire dalla selezione di brani che viene proposta in questo articolo grazie alla disponibilità della casa editrice Nuova Immagine – l’autore riesce a restituire con vivezza un paesaggio, un incontro, uno stato d’animo. Dalla sua opera affiora un’Italia che non esiste piú: si confrontino idealmente le descrizioni fornite con i paesaggi che possiamo osservare noi oggi. Luoghi di cui viene descritta la bellezza struggente e ora trasformati in periferie di centri urbani che sembrano avere perso persino la consapevolezza del proprio passato. Siti carichi di storia divenuti privi d’identità e oggetto di una speculazione feroce.

SIMPATIE RISORGIMENTALI

Anche se – va detto – l’Etruria sa ancora sorprendere: in anni recenti, ho visto le pecore pascolare nel foro di Bolsena, ho visitato aree archeologiche importanti in completa solitudine (la città di Vulci http://nielibrionline.it/dh-lawrence-e-george-dennis/1246-vulci-canino-ischia-farnese.html o le necropoli di Castel d’Asso, solo per fare qualche esempio), ho sentito il suono del vento sulle acropoli di Cosa e di Populonia, ho ascoltato il rumore dei miei passi per le vie di Sovana, ho potuto raggiungere monumenti o intere aree archeologiche solo a piedi e con una certa difficoltà. Ho incontrato personaggi singolari, in fondo non diversi da alcuni fissati per sempre da Dennis.
Ho parlato di un’Italia che non esiste più che emerge dalle pagine dello scrittore/archeologo inglese, ma non voglio indulgere nella nostalgia: quello che viene descritto è infatti un Paese povero, flagellato dalla malaria in ampie zone, con condizioni igieniche precarie (una locanda o un albergo pulito vengono segnalati con grande evidenza, quasi con gioia), con un’agricoltura arretrata nei sistemi di conduzione, con una rete di trasporti ampiamente insufficiente almeno ai nostri occhi.
Un Paese che tentava di conquistare con difficoltà una sua unità e condizioni di vita migliore. Proprio verso la nuova Italia andavano le simpatie di Dennis, autore di un pamphlet di denuncia sulle condizioni delle carceri borboniche: egli
chiese, piú tardi, senza successo, al suo editore di pubblicare in inglese le memorie di Giuseppe Garibaldi. In una lettera a lui indirizzata il 22 giugno 1874 afferma: «Vi scrivo su un argomento che forse voi non apprezzate quanto me e, sebbene riguardi il più importante e meraviglioso capitolo dell’Italia moderna, è però di interesse mondiale, cioè Garibaldi. Il vecchio eroe, trascorsi i giorni dei combattimenti, si è messo a scrivere per ricordare, come Cesare, le sue imprese». Nell’edizione del 1878 della sua opera, data alle stampe dopo urla serie di nuovi viaggi in Etruria, non mancò di segnalare con qualche enfasi i mutamenti avvenuti sia nella gestione dei belli culturali che nell’organizzazione stessa della società.

Samuel J. Ainsley - Cerveteri Interno della Tomba dei Rilievi (1843).  Pittore, disegnatore e acquarellista, Ainsley accompagnò George Dennis durante il suo viaggio in Etruria
Samuel J. Ainsley – Cerveteri Interno della Tomba dei Rilievi (1843). Pittore, disegnatore e acquarellista, Ainsley accompagnò George Dennis durante il suo viaggio in Etruria

UN ARCHEOLOGO DIPLOMATICO

Ma chi era George Dennis? Era nato a Londra nel 1814 e presto si era sviluppato in lui l’interesse per i viaggi e per il mondo classico. In una lettera ricevuta da uno zio, quando aveva 10 o 12 anni, si può leggere: «Stavo per aggiungere: spero che siate un bravo ragazzo, ma tutti gli zii dicono così. Inoltre so che siete bravo. Spero che siate un tipo vivace, virile, amante del pattinaggio, del nuoto e dell’equitazione, che abbiate in odio l’aritmetica, le bugie, i ragazzi con le unghie sporche, senza guanti, con le scarpe sporche, senza pettine in tasca». In apertura della stessa missiva gli chiedeva: «Quanto siete cresciuto? Siete grande abbastanza da leggere il greco senza vocabolario?».
Negli anni Trenta dell’Ottocento, quando era stato assunto già presso l’Excise Office, dove lavorava anche il padre, ebbero inizio i suoi viaggi: il Galles, la Scozia e quindi il Portogallo e la Spagna meridionale. Da quest’ultimo scaturì il suo primo libro A Summer in Andalucia, che incontrò un successo notevole.
Agli inizi degli anni Quaranta – sempre meno soddisfatto dall’impiego londinese – scelse di visitare l’Etruria. Dalle numerose escursioni in zone allora difficili da raggiungere e dai lunghi soggiorni a Roma nacque The Cities and Cemeteries of Etruria, pubblicato – in prima edizione – nel 1848: un’opera in due volumi, che complessivamente supera le mille pagine. Nello stesso anno vi fu una svolta importante nella sua vita professionale: lasciò l’Excise Office ed entrò a far parte del Colonial Office. Il nuovo incarico lo allontanò per più di dieci anni dall’Europa e dal Mediterraneo: la sua attività si svolse infatti nella Guiana Britannica.
Negli anni Sessanta, ammesso nella carriera diplomatica, riuscì a rientrare e fu vice console e poi console britannico in Sicilia, in Libia e in Turchia, potendo tornare agli studi classici e intraprendendo campagne di scavo piú o meno fortunate. Archeologia e diplomazia in lui si fusero. Gli anni Settanta furono l’occasione per una revisione profonda della sua opera più celebrata e, nel 1878, ne uscì una seconda edizione, profondamente rinnovata rispetto alla prima. Nel frattempo, aveva scritto la guida A Handbook for Travellers in Sicily. Nuovi viaggi e ulteriori campagne di scavo caratterizzarono il decennio seguente che, nel 1888, vide anche il suo ritiro per pensionamento dall’attività diplomatica.
George Dennis morì a Londra nel 1898.

RITORNO DI UN CLASSICO

La prima edizione integrale italiana dell’opera The Cities and Cemeteries of Etruria, pubblicata dalla Nuova Immagine (a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, traduzione di Domenico Mantovani) verrà presentata a Murlo (Siena) nell’ambito del festival BluEtrusco nelle giornate del 18 e del 19 luglio. All’iniziativa interverranno Andreas M. Steiner (direttore editoriale di «Archeo»), Christopher Smith (direttore della British School at Rome), Maria Grazia Celuzza (direttrice del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto), Alessandra Minetti (direttrice del Museo Civico Archeologico di Sarteano) e Giuseppe M. Della Fina (direttore scientifico del festival).
Brani tratti dall’opera verranno letti dall’attore David Riondino.

 

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Riapre la Tomba del Colle a Chiusi

L’antico sito archeologico etrusco la Tomba del Colle di Chiusi torna ad essere visitabile

Dal 21 marzo, dopo ben 30 anni dalla decisione di interrompere le visite, riapre grazie al lavoro del Comune di Chiusi, della Soprintendenza e dalla Banca locale, la Tomba del Colle di Chiusi, l’antico sito archeologico etrusco datato tra il 475 e il 450 a.C. La Tomba del Colle è visitabile grazie all’iniziativa passeggiate archeologiche; qui di seguito vi elenco tutto ciò che c’è da sapere su questa iniziativa:

“La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi”
Chiusi, Sala Mostre del Museo Nazionale Etrusco
Orario tutti i giorni 9,00-20,00
INFO tel 0578 2017
email: [email protected]
Facebook: www.facebook.com/museoetrusco.dichiusi

Note: per la visita al Tomba del Colle rivolgersi direttamente al Museo

Particolare della corsa delle bighe dipinta nell'atrio della Tomba del Colle di Chiusi. Le pitture si datano tra il 475 e il 450 a.C.
Particolare della corsa delle bighe dipinta nell’atrio della Tomba del Colle di Chiusi. Le pitture si datano tra il 475 e il 450 a.C.

La Tomba del Colle si apre a est sulla Valdichiana e la porta in travertino a doppio battente con maniglie in ferro che ancora chiude il sepolcro è preceduta da un lungo dromos (corridio d’accesso) tagliato nel pendio delle colline che caratterizzano i paesaggio di Chiusi. Insieme alla pressoché coeva Tomba della Scimmia, la Tomba del Colle è uno dei numerosi monumenti funerari dipinti presenti nelle necropoli chiusine, che si disponevano sulle colline affacciate sulla valle del fiume Chiana, una delle più notevoli vie di comunicazione interne alla Penisola.

Ancora nel 1911 risultavano visibili otto tombe dipinte, mentre altre (andate distrutte) – illustrate anche da George Dennis nel 1848 nella sua monografia The Cities and Cemeteries of Etruria – erano state visitate dagli eruditi che si recavano nella prima metà dell’Ottocento a Chiusi per esaminare le antichità etrusche (tra questi, Giovan Pietro Vieusseux, Pietro Capei) e dai viaggiatori che compivano il Grand Tour e descrivevano le difficoltà del viaggio e i monumenti visitati, come Elizabeth Hamilton Gray nel 1839 (Tour to the Sepulchres of Etruria).
A proposito di George Dennis e dei suoi libri, se volete fare una visita a Chiusi non potete non leggere “Chiusi – Chianciano – Montepulciano – Cetona – Sarteano – Città della Pieve Città e Necropoli d’Etruria” di George Dennis a cura di Giuseppe M. Della Fina

Copertina Libro Città e Necropoli d’Etruria: Chiusi
Copertina Libro Città e Necropoli d’Etruria: Chiusi

http://nielibrionline.it/dh-lawrence-e-george-dennis/1293-chiusi-chianciano-montepulciano-cetona-sarteano-citta-della-pieve.html

La Tomba del Colle fu tra le prime (10 maggio 1833) venute alla luce nelle campagne chiusine: scoperte avvenute per merito delle bonifiche del fondovalle del Chiana o, indirettamente, a seguito della ripresa dei lavori agricoli. Dopo i primi casuali ritrovamenti, le ricerche si intensificarono anche se in maniera non del tutto perfetta. Anzi gli scavi di allora provocarono danni irreparabili alle tombe chiusine, in quanto i ricercatori di allora (nobili, clero, scavini o cercatori di professione) avevano come scopo non la conservazione dei beni storici culturali del luogo, ma bensì il ritrovamento di reperti e ricchi corredi destinati ad essere rivenduti nei vari mercati antiquari. Gli scavi venivano eseguiti senza alcun rispetto per il monumento.

Solo nel XX secolo l’archeologia chiusina si adattò alle regole imposte dalla nascita del «servizio» di tutela dei monumenti italiani all’interno dell’Amministrazione statale e dall’avvio di una organica legge di tutela. La decisione di riaprire la Tomba del Colle, chiusa fin dal 1979 per preservare le decorazioni pittoriche incredibilmente ben conservate fino a oggi, nasce da un intervento di restauro resosi necessario a causa della crescita di radici dal terreno al lato dell’ipogeo che aveva danneggiato parte del soffitto dipinto; il danno era passato inosservato a causa della precauzionale chiusura al pubblico della tomba stessa, mostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la cura migliore per un monumento non può essere l’interdizione dell’accesso al pubblico, bensì la sua attenta manutenzione e il monitoraggio continuo. L’apertura, oggi, della Tomba del Colle – come quella della Tomba della Scimmia nel 2003 – testimoniano come gli interventi conservativi eseguiti sui monumenti li valorizzano, rendendo possibile la loro fruizione da parte del pubblico.

Troverete numerosi altri dettagli e curiosità su La Tomba del Colle di Chiusi nell’interessantissimo articoli di Monica Salvini pubblicato sulla rivista Archeo n.364 di giugno 2015.

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