L’antica città di Cosa pulita dagli “angeli”

Volontari e dipendenti del ministero al lavoro: grazie a loro il sito archeologico della città di Cosa svela altre meraviglie

Volontari all’opera per riportare la città di Cosa, sulla cima del promontorio di Ansedonia, al suo antico splendore. «Siamo agli inizi dell’opera – spiega Maria Angela Turchetti, funzionaria della Soprintendenza – la mole di lavoro è immensa. Sono tredici ettari di terreno ma questo gioco di squadra sta dando già i primi frutti. Il lavoro che stiamo svolgendo nella città di Cosa è una grande dimostrazione di cittadinanza attiva».

Vista da città di Cosa verso la costa di Vulci
Vista da città di Cosa verso la costa di Vulci

Maria Angela Turchetti è entusiasta e soprattutto grata a tutti coloro che le hanno dato una mano nei lavori di ripulitura: «Voglio dire grazie ad ognuno di loro, volontari e dipendenti del Ministero che si sono rimboccati le maniche per riportare la città di Cosa, un nostro gioiello, ai suoi antichi splendori ripulendola dalla vegetazione che in alcuni punti la stava letteralmente inghiottendo».

Ed eccoli, i nomi degli “angeli di Cosa”: Graziano Bannino, l’associazione Odysseus con Antonio Cagnacci e Maria Rita Paffetti, Fabrizio Leoni e Filippo Muneghina. I lavori sono iniziati dal tempio della Concordia. «Siamo partiti da lì – spiega Turchetti – perché abbiamo pensato che la dea della Concordia potesse essere di buon auspicio per l’armonia fra le genti. Ci siamo poi concentrati nell’area intorno all’accesso dell’acropoli per mettere in evidenza il poderoso podio del Capitolium in tutta la sua altezza e splendore e tirar fuori la via processionale che essendo larga nove metri e ancora ben conservata era un peccato fosse inghiottita dalla boscaglia». Zone di Cosa che rivedono la luce dopo anni di oblio sotto la macchia mediterranea che spadroneggiava coprendo alla vista siti di interesse unico.

«Questo primo intervento – dice la funzionaria – ha permesso di evidenziare, anche se ancora da finire, il tratto della fortificazione bizantina dell’acropoli che non si vedeva». Il muro risale a quando l’acropoli era servita come presidio bizantino contro l’avanzata longobarda. «Era invisibile – spiega Turchetti – e il lavoro è perciò partito da un vero e proprio disboscamento, tagliando rami e alberi, per proseguire in un lavoro di rifinitura». La strada è ancora lunga ma la funzionaria è sicura che questa sia la via giusta per ridare alla città di Cosa il suo giusto valore e renderla fruibile in tutte le sue parti al pubblico che con questi lavori e con quelli che verranno potrà vedere siti archeologici mai visti prima. Era dagli scavi dell’Accademia che non veniva fatto un simile intervento. «Una volta pulito – conclude Turchetti – dovremo tutelare il lavoro fatto con una corretta e costante manutenzione».

 

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