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Il risveglio degli Etruschi: Pieve a Socana

Il risveglio degli Etruschi: sabato incontro a Pieve a Socana

Sabato 2 settembre, nell’ambito della manifestazione “Casentino, la Valle Sacra degli Etruschi“, protagonista sarà la località di Pieve a Socana nel Comune di Castel  Focognano, col suo magnifico altare etrusco a fare da sfondo alle attività in programma.

Si inizierà alle ore 17, all’interno della Pieve di S. Antonino, conuna presentazione fotografica degli scavi che fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 riportarono alla luce l’importante santuario etrusco, commentate dalla dottoressa Ursula Wierer della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo, nonché direttrice dell’intervento di restauro all’altare condotto nel 2016.

Seguirà una visita guidata ai resti antichi sul retro della pieve, corredata da una suggestiva rievocazione di riti religiosi etruschi a cura dell’Associazione “Il Risveglio degli Etruschi”.

La partecipazione alle attività è gratuita.

Pieve a Socana
Pieve a Socana

Dalle 19 sarà poi possibile partecipare alla 14esima Passeggiata Enogastronomica di Pieve a Socana, una camminata per le vie del paese con degustazione di piatti tipici della tradizione locale, a cura della Proloco.

L’evento di sabato 2 settembre è il secondo dei quattro appuntamenti organizzati nell’ambito del progetto “Casentino Valle Sacra Degli Etruschi”, dopo la suggestiva e molto partecipata escursione al Lago degli Idoli, un vero e proprio santuario della civiltà etrusca alle pendici del MonteFalterona.

Un’occasione importante per scoprire angoli suggestivi della vallata del Casentino, legati agli Etruschi.

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La sfinge di Vulci in mostra a Sovana

La Sfinge di Vulci sarà esposta da oggi fino a novembre a Sovana presso Palazzo Pretorio

TESTA di donna, corpo di leone, coda di serpente e ali d’aquila, la Sfinge di Vulci sfoggia tutta la sua bellezza del VI secolo a.C., ritta sulle zampe, nella sua mole scolpita in nero, a evocare il suo ruolo di «guardiana« della pace dei morti.

E’ lei. La Sfinge di Vulci la star assoluta della mostra che verrà inaugurata domani alle 15 nel palazzo Pretorio in Sovana a sottolineare il profondo legame tra le due città etrusche e i rapporti di collaborazione fra il Museo e il parco archeologico di Vulci e il parco archeologico della città del tufo di Sovana, Sorano e Vitozza.

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REPERTI La splendida Sfinge di Vulci da oggi in mostra a Sovana

La straordinaria statua funeraria guida i ritrovamenti effettuati dagli archeologi della società Mastarna durante la campagna di scavo iniziata nel novembre del 2011, grazie anche ad un finanziamento della Regione Lazio, e appena conclusasi, nella necropoli dell’Osteria di Vulci, uno dei più importanti centri dell’ Etruria.

L’esposizione di Sovana, che resterà aperta fino a 15 novembre (dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, chiusa il giovedì) racconta, ora, le scoperte frutto delle ultime preziose indagini che hanno consentito di riportare alla luce la cosiddetta “Tomba della Sfinge”, monumentale ipogeo funerario risalente al VI secolo a.C.

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Un festival nel nome degli Etruschi Bluetrusco

Bluetrusco e la Giornata dedicata all’antico popolo, fino a ottobre

La terza edizione di Bluetrusco porta al castello Murlo le principali città dell’Etruria.Dal 13 al 30 luglio, e dal 29 settembre al 1 ottobre, grandi studiosi e archeologi faranno un ritratto dei principali centri. In mezzo ci sarà la Giornata degli Etruschi (domenica 27 agosto) nata su iniziativa del Consiglio regionale della Toscana: in programma, per tutto il fine settimana, un approfondimento sulla fortuna di questo antico popolo al tempo dei Medici e nelle epoche successive, a cui si affiancano escursioni e laboratori.

E proprio nel palazzo del Consiglio regionale (alla presenza del presidente Giani, dell’assessore al turismo e alle attività produttive Stefano Ciuoffo, del presidente di Toscana Promozione e ovviamente del sindaco di Murlo Fabiola Parenti) si è svolta la presentazione di questo evento e del primo festival sulla cultura etrusca.

Blu come la magica nota blu e blu come il colore del cielo, dove abitavano gli dei. Omaggio a un popolo che amava la musica e conosceva l’arte divinatoria.

La terza edizione di Bluetrusco porta al castello Murlo le principali città dell’Etruria.
Dal 13 al 30 luglio, e dal 29 settembre al 1 ottobre.

II cartellone di Bluetrusco (direttore scientifico Giuseppe Della Fina) prevede concerti, laboratori, escursioni e varie novità, tra le quali l’inaugurazione di un percorso guidato dal museo a Poggio Civitate (oggetto di una campagna di scavo da parte dell’Università del Massachusetts Amherst), la ricostruzione di una cetra e un’ambientazione musicale sullo stile del simposio.

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La giornata inaugurale è legata a un concerto della Cantoria di Santa Cecilia e a una tavola rotonda sul senso della bellezza, con autorevoli giornalisti ed esperti. Venerdì 14 luglio il primo spettacolo esclusivo: “Amare Velia”, a cura di Marco Falagiani (coautore delle musiche del film “Mediterraneo” il coelebre film premiato con l’Oscar). Quindi, altre primizie musicali: “Rasenna Echoes” il 15 luglio; “II blu e la luna nelle canzoni celebri” il 16; un quintetto guidato da Deniss Paschkevic, celebre musicista lettone al suo primo concerto italiano il 22; il recital “Gli Etruschi non se ne sono mai andati” con Marco Brogi e Nicola Costanti il 23.

Da segnalare il teatro con Alessandro Calonaci e la compagnia Mald’Estro nel “Sogno di una notte di mezz’estate”, di uno Shakespeare che attinge da Boccaccio e dalle tradizioni orali toscane, il 22 luglio.

Da non perdere le letture di brani di Elie Wiesel (con Pino Strabioli voce narrante, il 28) e di Elisabeth Hamilton Gray (Orsetta De Rossi, il 29). Chiusura in bellezza domenica 30: la grande cantante di New York, Joyce Yuille, si esibisce con il gruppo Jazz Inc. Bluetrusco offre le “Classiche colazioni”, con musica da camera dal vivo, e serate con degustazioni di prodotti locali.

Sono previste visite guidate e “veglie” con il murlese Luciano Scali e varie esperienze, come quella sulla tessitura (con un telaio fedelmente ricostruito). Tra la fine di settembre e il primo ottobre ci saranno iniziative legate sull’agroalimentare, e sarà presentata la proposta di lavoro su olivi e viti, per la ricostruzione di un paesaggio antico, in collaborazione con l’Università di Siena, le associazioni nazionali delle Città del vino e delle Città dell’olio (presenti per tutto il festival con stand per le degustazioni), e un viaggio del Treno Natura.

“Guardare al passato – afferma il sindaco Fabiola Parenti – significa avere una chiave di accesso per valorizzare il territorio e le produzioni locali”. Murlo è un concentrato di rarità che vanno dallo studio sul Dna della popolazione locale, al feudo ecclesiastico arrivato fino all’età moderna: il castello e Poggio Civitate ne sono il palcoscenico (per saperne di più: www.bluetrusco.land per informazioni 3489002057).

 

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Giochi da museo : giocattoli etruschi a Perugia

I giochi e i giocattoli dei bambini e delle bambine dell’Italia etrusco-italica e poi romana sono al centro della mostra “ Giochi da museo “, allestita nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, a Perugia.

Lungo il percorso espositivo si possono osservare sia giocattoli che immagini di giochi raffigurati, per esempio, su vasi e su specchi: un insieme che riesce a restituire la rilevanza che già nell’antichità gli aspetti ludici avevano nella formazione dei piú piccoli.

Diversi giocattoli rinvíano ad alcuni ancora presenti nel nostro tempo: è il caso di bambole, oggetti miniaturistici, trottole, sonagli, dadi, palline, animaletti.

Mostra Giochi da Museo – trottola

Tra i reperti selezionati per Giochi da museo , spicca, per esempio, una trottola in ceramica figurata che proviene da via della Cava a Orvieto. Essa presenta una forma biconica schiacciata ed è decorata da linee, tralci vegetali con foglie d’edera e palline. Indagini radiologiche hanno mostrato che, al suo interno, sono presenti otto sassolini che avevano la funzione di assicurare effetti sonori mentre la trottola era in movimento. Può essere datata tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Una testimonianza di età romana particolarmente significativa è rappresentata dagli oggetti di una casa per bambole appartenuta alla piccola Iulia Graphis. Essi provengono dal corredo funerario della sua tomba rinvenuta in una delle necropoli di Brescello (l’antica Brixellum).

I tredici oggetti in piombo, databili nella prima metà dei Il secolo d.C., riproducono elementi del mobilio, suppellettili e stoviglie: si possono segnalare una cathedra supina, . ovvero una sedia per una donna di rango, un tavolino per il banchetto (mensa tripes), un appoggio per contenitori delle vivande (repositorium), o, ancora, un tegame con coperchio, una brocchetta, una lucerna.

Singolare è anche un bronzetto proveniente da Cascia e raffigurante un bambino che tiene una palla appoggiata sul fianco, in attesa d’iniziare a giocare: il manufatto sembra potersi datare nel I secolo a.C.

« Giochi da museo »
Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbrìa
fino al 17 aprile

Dove e quando:

« Giochi da museo »
Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbrìa
fino al 17 aprile

Orario tutti i giorni, 8,30-19,30

Info tel. 075 5727141;
http://polomusealeumbria.beniculturali.it

Articolo tratto da Archeo febbraio 2017

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Nuova tomba scoperta ad Ortino

Una tomba a camera del periodo etrusco è stata scoperta ad Ortino

Una tomba a camera del periodo etrusco è stata scoperta all’ Ortino durante gli scavi per la costruzione del tanto discusso asilo nido. Un ritrovamento importante per Volterra che avrà bisogno di ulteriori indagini da parte della Soprintendenza e che obbligherà i tecnici a un ulteriore progetto della struttura scolastica per bambini.

Per adesso lo scavo ha rivelato la presenza della tomba etrusca, dotata di dromos (il corridoio a cielo aperto scavato nel terreno da cui si accede alla sepoltura). Nelle prossime settimane le operazioni dovrebbero proseguire per ottenere dati più precisi sulle dimensioni del ritrovamento.

Nuova tomba ad Ortino

È la seconda tomba antica con queste caratteristiche presenti nella città etrusca, del tutto simili a quelle della necropoli di Populonia. La vicenda dell’asilo dell’ Ortino, che era stato pensato in bioedilizia, si arricchisce quindi di un nuovo capitolo.

Nel dicembre 2013 l’amministrazione comunale pubblicò un bando per l’affidamento della progettazione e dei lavori, mentre nel gennaio successivo vennero divulgate informazioni specifiche da parte del sindaco, Marco Buselli: dal nome dell’asilo, Mongolfiera, ai 40 posti, passando per le due sezioni previste per bambini dai 18 ai 36 mesi.

Poi ci furono le polemiche per un’eventuale rischio idrogeologico della zona in cui doveva sorgere la struttura che si trova tra il liceo Carducci e la Coop, a valle di viale Trento e Trieste. Ipotesi smentita dalla stessa amministrazione comunale che, però, dovette rivedere i piani nel luglio 2014 per un ricorso di una dette ditte che avevano partecipato alla gara.

E, nel dicembre dello stesso anno, la commissione comunale bocciò il progetto, perché «non qualificato per il ruolo che dovrà assumere ». Un parere non vincolante a cui la giunta Buselli rispose che erano state fatte tutte le indagini del caso per garantire la sicurezza sia dei lavori che dello stesso asilo.

Successivamente venne scoperta una tomba di epoca Villanoviana, durante gli scavi archeologici propedeutici all’inizio dei lavori, elemento che poneva la certezza di essere in una zona di valore archeologico. Da qui la decisione di spostare il cantiere in un’area adiacente a quella originaria, ma con l’obbligo di effettuare saggi per un periodo di 35 giorni in modo da escludere la presenza di elementi storici nel terreno.

A dieci giorni dalla fine degli scavi, però, è stata trovata la tomba a camere che confinerebbe con l’area in cui realizzare l’asilo. Serviranno ulteriori indagini ma, secondo quanto appreso, la costruzione del nido non è a rischio.

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Mostra ad Orvieto Etruschi à la carte

Etruschi à la carte. Libri e documenti dal Settecento all’Ottocento accoglie volumi e disegni di personaggi che hanno fatto la storia dell’Etruscologia. Museo Etrusco Faina fino al 26 Febbraio 2017

Il percorso della mostra « Etruschi à la carte » offre l’occasione per osservare le opere, gli appunti, i disegni di alcuni dei protagonisti della riscoperta del mondo degli Etruschi avvenuta tra Sette e Ottocento.

L’opera De Etruria regali dell’antiquario scozzese Thomas Dempster, per esempio, inaugurò una stagione degli studi, denominata «etruscheria», nel corso della quale al popolo preromano vennero attribuiti numerosi primati, fino a ritenerli il perno della civilizzazione dell’Italia.

Il Catalogo di scelte antichità etrusche (nell’edizione italiana e in quella francese) di Luciano Bonaparte, lo scopritore delle necropoli di Vulci, è il racconto dettagliato di una delle maggiori avventure dell’archeologia nella prima metà dell’Ottocento.

Etruschi à la carte al Museo Faina di Orvieto
Etruschi à la carte al Museo Faina di Orvieto

Del fratello di Napoleone, si espongono ad Etruschi à la carte anche due taccuini di grande interesse: uno con gli appunti presi in vista della stesura del volume appena ricordato, l’altro con un elenco delle entrate e delle uscite della famiglia negli anni 1839-1840.

Die Etrusker, di Karl Otfried Müller, è il primo manuale di etruscologia e nella sua edizione originale, risalente al 1828, vi è, tra l’altro, l’intuizione del riconoscimento di Orvieto con l’etrusca Velzna (Volsinii, in lingua latina).

Numeri delle riviste Bullettino e Annali dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica testimoniano l’attività editoriale dell’Istituto, che ebbe – con le sue luci e le sue ombre – un ruolo di primaria importanza nella ricerca archeologica portata avanti durante il XIX secolo.

Il numero degli Annali esposto in mostra (1877) contiene la prima presentazione, a cura di Gustav Körte, dei risultati degli scavi nella necropoli orvietana di Crocifisso del Tufo.

Riferiti proprio alla planimetria, alla tipologia delle tombe e alle iscrizioni delle necropoli di Orvieto sono tre disegni di Adolfo Cozza risalenti al 1881 e presentati per la prima volta.

Museo Faina - Orvieto
Museo Faina – Orvieto

L’intensa attività di Cozza è testimoniata anche da un suo articolo relativo alla scoperta di un importante tempio avvenuta in località Lo Scasato (Civita Castellana). Lungo il percorso espositivo Etruschi “à la carte” viene presentata anche una pianta delle strutture presenti nell’area archeologica di Paglíano, posta alla confluenza tra i fiumi Paglia e Tevere, e dove è stato riconosciuto un porto fluviale. La pianta segnala le scoperte avvenute durante il 1890.

Infine vengono esposte due opere di Domenico Cardella, tra le quali proprio il Museo Etrusco Faina, vale a dire il primo catalogo a stampa del museo pubblicato nel 1888, di cui è stata appena pubblicata la ristampa anastatica.

DOVE E QUANDO

« Etruschi à la carte Libri e documenti dal Settecento all’Ottocento»
Orvieto, Museo «Claudio Faina»
fino al 26 febbraio 2017

Orario ma-do: 10,00-17,00; lu chiuso

Info tel. 0763 341216;
e-mail: [email protected];
www.museofaina.it

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Siena e il Vino Etrusco

A Siena si moltiplicano i progetti di ricerca sulla viticoltura antica: e presto si potranno gustare le fragranze sprigionate dai calici colmi di vino etrusco

Tutto è iniziato nel 2004 da tre interrogativi: si può studiare l’ambiente con una prospettiva di ricerca storica, che aiuti a fissarne i caratteri e ne colga al tempo stesso i momenti evolutivi?

Si può interpretare l’attuale assetto dell’ambiente anche con gli strumenti dell’archeologia?

Si può, infine, pensare a forme di valorizzazione dell’ambiente che si ispirino all’evoluzione storica dei paesaggio e ai condizionamenti imposti dall’azione persistente dell’uomo sulle risorse naturali, per trarne alimenti utili alla sopravvivenza?

L’obiettivo della ricerca diventava, insieme al sito archeologico indagato con lo scavo, anche il contesto vegetale circostante, nel quale recuperare brandelli di paesaggio antico ancora nascosti.

vigna del chianti

Alla ricerca della vite selvatica per arrivare al vino etrusco

Cosí è nato il Progetto VINUM (il termine etrusco indicante la bevanda), con il suo postulato iniziale: “Al pari delle tracce lasciate dalle attività umane, anche l’ambiente può offrire nella vegetazione attuale forme di domesticazione delle viti selvatiche o, al contrario, forme di rinselvatichimento delle antiche viti domestiche”.

In tre anni di lavoro, il Progetto ha tracciato un solco metodologico centrato sull’analisi di quelle popolazioni di vite selvatica (Vitis vinifera ssp. sylvestris) presenti in prossimità di siti di carattere produttivo, soprattutto etruschi e romani, che mantenessero resti quali vinaccioli, impianti di spremitura e/o contenitori per la fermentazione, la conservazione e il trasporto del vino.

Botanici e biologi molecolari sono diventati i compagni di viaggio degli archeologi per approfondire i caratteri ampelografici e genetici di queste popolazioni, utili per verificarne i rapporti con i vitigni attuali.

Sono cosí emerse, per la prima volta, le differenze genetiche tra le viti selvatiche campionate in prossimità dei siti archeologici e quelle censite lontano da essi: un indizio di domesticazione a opera delle comunità antiche, impresso nel germoplasma di piante un tempo coltivate e ancora presente nelle popolazioni oggi selvatiche.

La cronologia della domesticazione coincide con quella dei sito, la cui comunità ha curato lo sviluppo delle piante spesso per lungo tempo e in forma diversa.

Vino Etrusco
Vino Etrusco

Il ProgettoVINUM ha fatto inoltre progredire la caratterizzazione storica dei vitigni, attraverso il sequenziamento del germoplasma della vite coltivata, per far emergere rapporti di similarità genetica tra i vitigni dell’area mediterranea e con l’analisi della circolazione varietale, rispetto all’attuale distribuzione geografica.

Una circolazione molto antica, che spesso risale alla fondazione delle colonie greche nell’Italia meridionale e nella Sicilia: i coloni recavano dalla madrepatria semi e talee dei tre prodotti tipici della policoltura mediterranea, i cereali, la vite e l’olivo.

II successivo Progetto ArcheoVino, realizzato a Scansano nella Maremma grossetana, per scoprire il vino etrusco ha messo in luce un’importante area di domesticazione della vite tra la media e bassa Valle dell’Albegna: la documentazione archeologica (fornaci di anfore da trasporto e relitti di navi onerarie provenienti dall’area in questione rinvenuti tra l’AltoTirreno e il Mar Ligure) qualifica il comparto come grande produttore di vino durante il periodo etrusco e romano, una sorta di Chianti dell’antichità.

La Valle dell’Albegna costituisce inoltre uno dei punti di arrivo del vitigno Sangiovese in Etruria, nel suo viaggio verso nord, iniziato dalla Calabria e dalla Sicilia.

ArcheoVino
ArcheoVino

Anche il paesaggio vitato della città di Siena e della fascia suburbana è stato esplorato, con l’intenzione di recuperare in parte l’antico legame tra la città, la vite e il vino ben illustrato nell’affresco del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti.

Il Progetto Senarum Vinea (del quale vi invitiamo a leggere il libro a questo link), ancora in corso, è incentrato sui vitigni a rischio di estinzione e di antico radicamento nel territorio, sparsi tra i conventi e negli orti urbani e le forme tradizionali della viticoltura senese, quali spalliere e alberate di derivazione etrusca, con i sostegni (testucchi) formati da aceri campestri a sviluppo orizzontale per l’appoggio dei tralci.

Senarum Vinea
Senarum Vinea

II lavoro interdisciplinare degli archeologi con botanici e biologi è ricco di implicazioni utili al progresso delle discipline e alla realizzazione di nuove ricerche, come il Progetto Farfalla, finanziato nel 2015 dalla Regione Toscana e condiviso dalle tre Università di Siena, Pisa e Firenze con aziende, consorzi e associazioni di produttori.

L’assunto è che occorra individuare una nuova chiave competitiva per le imprese del territorio toscano e per i singoli comparti rurali, in grado di creare valore aggiunto nel mercato dei prodotti agro-alimentari e dei prodotti turistici.

Una strategia competitiva, in grado di contrastare le forme di globalizzazione, è tale se riesce a esprimere un valore di «unicità» da proporre sul mercato: il Progetto Farfalla ha identificato tale valore dell’ancoraggio storico-archeologico dei prodotti agro-alimentari con il territorio, ponendo particolare attenzione ai caratteri dei paesaggi agrari di età etrusca e romana.

Uno degli obiettivi, costruito con economisti e ingegneri dell’informazione, è la messa in atto di un modello organizzativo che connetta piú strettamente le risorse culturali, in particolare storico-archeologiche, ai prodotti dell’agricoltura per costruire itinerari di valorizzazione e certificarne l’effettiva specificità, con una menzione aggiuntiva di identità storica, da associare al vigente sistema di certificazioni.

Vino Etrusco a Siena
Vino Etrusco a Siena

Sall’archeologia all’enologia: scoperta del Vino Etrusco

Tali azioni congiunte tra diverse discipline stanno portando al trasferimento dei risultati al mondo della produzione e della trasformazione alimentare: i vigneti sperimentali allestiti a Siena con i vitigni recuperati dal Progetto Senarum Vinea e piantati con la tecnica medievale ad alberello -documentata nel Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti e a Scansano presso il sito etrusco di Ghiaccio Forte -, con le viti selvatiche a riprodurre l’alberata etrusca e la tecnica romana a paio secco, sono oggi la prova vivente del tentativo, per dirla con Duccio Balestracci, di «far partecipare anche le papille gustative alla conoscenza della storia».

Con le viti senesi è infatti auspicabile la produzione di un vino dal gusto medievale, mentre con quelle maremmane l’intento è la riproposizione di un vino etrusco.

Articolo tratto dalla rivista Archeo a firma Andrea Ciacci e Andrea Zifferero

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I guerrieri di Poggetto Mengarelli – Vulci

La necropoli etrusca in località Poggetto Mengarelli svela nuovi tesori. Questa volta riferibili a due uomini d’arme, forse caduti insieme e perciò sepolti a poca distanza l’uno dall’altro e con corredi composti dai medesimi oggetti

La ripresa delle ricerche archeologiche nella necropoli vulcente di Poggetto Mengarelli, proprio lí dove qualche mese fa era stata scoperta la Tomba dello Scarabeo Dorato, si stanno rivelando estremamente interessanti.

Al momento in cui scriviamo, sono state scavate 18 tombe, tra le quali, seppur parzialmente violata, spicca quella di un guerriero che, tra la fine dell’VIII e gli inizi dei VII secolo a.C., fu sepolto in una profonda fossa con numerosi oggetti di corredo.

Parco Archeologico di Vulci
Parco Archeologico di Vulci

Di quest’ultimo fa parte un set di pregevoli vasi in ceramica etrusco-geometrica (due piatti, due coppe, una brocca e un piccolo cratere), che denota – insieme a due situle e a un’olla red on white dipinte con fregi geometrici e animalistici, ad alcuni vasi d’impasto, a un reggivasi in ferro, a due affibbiagli in bronzo e ad alcuni vaghi in argento – il grado di benessere raggiunto in vita.

L’INDIZIO DECISIVO DI POGGETTO MENGARELLI

Inoltre, la presenza di un’ascia in ferro e, soprattutto, di un’anomala quanto preziosa lancia polimaterica, suggerisce il ruolo guerriero del defunto. L’arma da lancio è insolitamente costituita da una bella e sviluppata punta foliata in ferro, dalla quale si diparte una lunga spirale di anelli in bronzo e completata da un piccolo sautoter (puntale dell’estremità posteriore della lancia), anch’esso in bronzo. A fianco, in una fossa simile, un altro guerriero dello stesso periodo ha trovato l’eterno riposo.

Vulci, necropoli di Poggetto Mengarelli. La tomba di guerriero n. 16 in corso di scavo. L'uomo venne deposto con un ricco corredo, dei quale, come si vede nella foto, facevano parte, oltre alle armi, numerosi vasi in ceramica. La sepoltura è databile tra la fine dell'VIII e gli inizi dei VII sec. a.C.
Vulci, necropoli di
Poggetto Mengarelli. La tomba di
guerriero n. 16 in corso di scavo.
L’uomo venne deposto con un ricco
corredo, dei quale, come si vede nella
foto, facevano parte, oltre alle armi,
numerosi vasi in ceramica.
La sepoltura è databile tra la fine
dell’VIII e gli inizi dei VII sec. a.C.

UN DESTINO COMUNE PER I GUERRIERI DI POGGIO MENGARELLI?

La presenza di una stessa lancia, di una stessa ascia e di affibbiagli simili, insieme a vasi etrusco-geometrici e d’impasto, oltre all’estrema vicinanza fra le due tombe, sembrano indicare una stringente relazione tra i due defunti. Che forse morirono a causa del medesimo evento, come sembrerebbe suggerire la frettolosa preparazione del secondo sepolcro.

E chissà che anche le inconsuete buche di palo poste ai quattro angoli del pavimento della fossa non siano da attribuire a un veloce rinforzo del sistema di chiusura. Il corredo è poi completato da una fibula a drago, un rasoio lunato in bronzo, un coltello e dal sauroter in ferro.

specchio in bronzo dalla tomba n. 18/A
specchio in bronzo dalla tomba n. 18/A

La distanza di quest’ultimo dalla punta indica la lunghezza della seconda, che non sembra superare i 120 cm: sarebbe, quindi, una corta zagaglia da lancio, con alta impugnatura, indicata dagli anelli di bronzo, per ottimizzarne l’equilibrio e che armava i due fanti etruschi insieme alle asce in ferro, utili per farsi largo tra le linee nemiche.

Gli scavi di Poggetto Mengarelli vengono condotti grazie al contributo dell’amministrazione Comunale di Montalto di Castro, sotto il coordinamento scientifico di Alfonsina Russo e con la collaborazione di Simona Carosi e Patrizia Petitti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e di Carlo Regoli di Fondazione Vulci.

La tomba ellenistica n. 18/A, rinvenuta nei pressi della toniba n. 16
La tomba ellenistica n. 18/A, rinvenuta nei pressi della toniba n. 16

 

 

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Sott’acqua i resti di Pyrgi

Nelle acque di Santa Severa i resti della città etrusca di Pyrgi

La storia della civiltà Etrusca di Pyrgi riemerge dal mare. Dai fondali dell’acqua cristallina che bagna la costa al cospetto del castello di Santa Severa, a circa cinquanta chilometri a nord di Roma. È qui che un’équipe di archeologi subacquei sta riscrivendo in queste ore la storia del leggendario porto etrusco di Pyrgi, considerato dalle fonti “l’approdo degli Dei”, antichissimo avamposto nel Mediterraneo al servizio della potenza di Cerveteri, reso immortale per il grande santuario che accoglieva un complesso di templi colossali, sacelli e altari, dove dimorava la fenicia Astarte insieme a Uni, la Giunone etrusca, in singolar tenzone con Apollo, Eracle, Thesan e Tinia.

«L’erosione del mare nei secoli ha sommerso una parte dell’abitato antico, e i resti delle abitazioni, dei luoghi di culto e dei moli del porto giacciono ora sparsi sul fondo del mare alla profondità di circa due, tre metri», racconta Flavio Enei, direttore del Museo del Mare e della Navigazione Antica di Santa Marinella che sta guidando le indagini con il Centro Studi Marittimi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, e con la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria.

Vista dell'area archeologica di Pyrgi
Vista dell’area archeologica di Pyrgi

Le immersioni alla scoperta di Pyrgi

Nel corso delle immersioni sono stati intercettati per la prima volta una serie di pozzi annessi alle originarie abitazioni etrusche ancora rintracciabili in fondo al mare. Non altro che scrigni di autentici “tesori” che correggono la datazione precisa della Pyrgi arcaica al VII secolo a.C. e svelano usi e costumi inaspettati degli Etruschi.

A riaffiorare sono metalli, ceramiche ma soprattutto rarissimi oggetti in legno che il fango e la totale umidità ha perfettamente conservato fino ai giorni nostri. «Questi oggetti lignei sono da considerarsi unici nel panorama dei reperti di epoca etrusca – commenta Flavio Enei – un boccale, addirittura una doppia rotella che corrisponde ad una sorta di yoyo ante litteram, e un intero rastrello a più denti».

Oggetti delicatissimi, volati subito nei laboratori hi-tech dell’Istituto superiore per il Restauro che sta curando il trattamento conservativo.

Non solo. «Anche l’analisi archeobotanica dei sedimenti contenuti nel vasellame e nella terra dei pozzi sommersi ha condotto ad importanti scoperte relative alle essenze vegetali presenti intorno alle strutture all’epoca del loro funzionamento, tra le quali spicca il papavero», rivela Enei.

A sorprendere gli archeologi subacquei è lo stato di conservazione di numerosi semi di frutti consumati dagli etruschi di Pyrgi e finiti, o forse offerti, alle divinità insieme agli oggetti gettati o deposti nei pozzi. Olive, fichi, nocciole, uva, prugne, e poi i cereali, frumento e orzo. È ormai pronta una carta archeologica del fondale di Pyrgi che rivela i resti degli edifici esistiti un tempo sulla terraferma.

Come annuncia Enei: «Gli studi svolti con l’Enea, da anni impegnati nell’analisi del sollevamento marino nel Mediterraneo, hanno consentito di scoprire quanto il mare sia salito rispetto all’antichità. In particolare, per quanto riguarda gli ultimi 2.500 anni, le scoperte di Pyrgi hanno contribuito a capire che rispetto all’epoca etrusca tra VII e VI secolo a.C. il mare è salito di almeno 1,60 cm e di circa 1,20 cm, rispetto all’epoca romana augustea, intorno all’anno 0».

Il sogno ora è di poter creare una zona protetta, un’oasi blu, che arricchisca la proposta culturale e turistica del litorale nord di Roma.

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Celebrazioni Etrusche a Murlo

Iniziative del museo archeologico di Murlo in occasione delle Celebrazioni Etrusche a Murlo. Nei primi giorni di settembre campus per giovanissimi

Il Museo Archeologico di Murlo offre una serie di laboratori per tutte le età in occasione delle Celebrazioni Etrusche a Murlo. Uno è sulla riproduzionedi placchette note come“tessere dell’ospitalità”, la cui realizzazione sarà accompagnata da un breve racconto sul concetto di solidarietà nel mondo antico.

Celebrazioni Etrusche a Murlo
Celebrazioni Etrusche a Murlo

Mani, acquae ocra minerale sono invece i protagonisti del laboratorio sui colori dell’antichità. Il campus per bambini dai 6 ai 10 anni si terrà invece dal 5 al 9 settembre, sempre al Museo archeologico etrusco. I ragazzi saranno coinvolti in visite guidate, attività didattiche tra cui lo scavo simulato, giochi, proiezioni, letture da parte della biblioteca di Murlo e gite.

Con materiale riciclato verranno costruiti i palazzi etruschi, si disegnerà osservando le vetrine, e tra un gioco e una merenda si vestirannoi panni dell’archeologo. Tutti i laboratori del museo archeologico di Murlo, antiquarium di Poggio Civitate, e la visita guidata del sabato pomeriggio saranno gratuiti fino al 4 settembre.

Un tempo ritrovato: La riscoperta di Murlo
Un tempo ritrovato: La riscoperta di Murlo

Le attività didattiche sono in programma il sabato e la domenica (ore 11.30 e 17) e ogni sabato (alle 18) c’è la visita guidata in museo. Tutto ciò grazie a un contributo del consiglio regionale della Toscana, nell’ambito delle Celebrazioni Etrusche a Murlo, fino alla prima domenica di settembre, che ha consentito di sostenere anche la mostra organizzata dal Comune e dal’università Amherst del Massachusetts sui 50 anni dei Poggio Civitate, con decine di grandi immagini visibili nelle sale del museo e in vele esterne, appese nel castello.

Per saperne di più sui 50anni di Poggio Civitate clicca qui

Inoltre, sono previsti dei campus settembrini, legati a un progetto della Regione Toscana. Per maggiori dettagli e iscrizioni telefonarealnumero0577814099 o scrivere un’email a [email protected]

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