Giochi da museo : giocattoli etruschi a Perugia

I giochi e i giocattoli dei bambini e delle bambine dell’Italia etrusco-italica e poi romana sono al centro della mostra “ Giochi da museo “, allestita nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, a Perugia.

Lungo il percorso espositivo si possono osservare sia giocattoli che immagini di giochi raffigurati, per esempio, su vasi e su specchi: un insieme che riesce a restituire la rilevanza che già nell’antichità gli aspetti ludici avevano nella formazione dei piú piccoli.

Diversi giocattoli rinvíano ad alcuni ancora presenti nel nostro tempo: è il caso di bambole, oggetti miniaturistici, trottole, sonagli, dadi, palline, animaletti.

Mostra Giochi da Museo – trottola

Tra i reperti selezionati per Giochi da museo , spicca, per esempio, una trottola in ceramica figurata che proviene da via della Cava a Orvieto. Essa presenta una forma biconica schiacciata ed è decorata da linee, tralci vegetali con foglie d’edera e palline. Indagini radiologiche hanno mostrato che, al suo interno, sono presenti otto sassolini che avevano la funzione di assicurare effetti sonori mentre la trottola era in movimento. Può essere datata tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Una testimonianza di età romana particolarmente significativa è rappresentata dagli oggetti di una casa per bambole appartenuta alla piccola Iulia Graphis. Essi provengono dal corredo funerario della sua tomba rinvenuta in una delle necropoli di Brescello (l’antica Brixellum).

I tredici oggetti in piombo, databili nella prima metà dei Il secolo d.C., riproducono elementi del mobilio, suppellettili e stoviglie: si possono segnalare una cathedra supina, . ovvero una sedia per una donna di rango, un tavolino per il banchetto (mensa tripes), un appoggio per contenitori delle vivande (repositorium), o, ancora, un tegame con coperchio, una brocchetta, una lucerna.

Singolare è anche un bronzetto proveniente da Cascia e raffigurante un bambino che tiene una palla appoggiata sul fianco, in attesa d’iniziare a giocare: il manufatto sembra potersi datare nel I secolo a.C.

« Giochi da museo »
Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbrìa
fino al 17 aprile

Dove e quando:

« Giochi da museo »
Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbrìa
fino al 17 aprile

Orario tutti i giorni, 8,30-19,30

Info tel. 075 5727141;
http://polomusealeumbria.beniculturali.it

Articolo tratto da Archeo febbraio 2017

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TourismA 2017 a Firenze

Inaugurazione di “ tourismA 2017 ” giovedì 16 febbraio ore 20:45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze

Il ministro DARIO FRANCESCHINI interviene a “ tourismA 2017 ” sabato 18 febbraio ore 11:00 nel grande auditorium del Palacongressi di Firenze per la consegna a PIERO ANGELA del Premio speciale “R. Francovich” dedicato alla comunicazione scientifica.

 

Alla cerimonia che vede protagonista il popolare conduttore televisivo è presente GIULIANO VOLPE, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e della Società Archeologi Medievisti Italiani che promuove il prestigioso riconoscimento. Il Premio ordinario viene invece assegnato alle Catacombe di Napoli e all’Area archeologica di Santa Maria di Siponto come migliori siti d’interesse medievale.

Vedi: http://www.tourisma.it/955-2/

Inaugurazione di “ tourismA 2017 ” giovedì 16 febbraio ore 20:45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Intervengono: il sindaco DARIO NARDELLA, il soprintendente ANDREA PESSINA, il direttore PIERO PRUNETI. Una lectio magistralis su “Firenze ai tempi di Dante” viene tenuta da FRANCO CARDINI che nell’occasione riceve il Premio speciale “R. Francovich” per la divulgazione del medioevo.

Vedi: http://www.tourisma.it/programma-2017/

Per tutta la durata di “ tourismA 2017 ” sarà visitabile la copia in scala 1:1 della camera funeraria di TUTANKHAMON, mentre venerdì mattina si terrà il convegno “Omaggio a Tutantakhamon” con la partecipazione di ZAHI HAWASS.

Vedi: http://www.tourisma.it/omaggio-a-tutankhamon/

Trenta convegni e sette laboratori didattici animano i tre giorni di “ tourismA 2017 ”, insieme a quasi cento stand e spazi espositivi di enti turistici e culturali.

CONSULTARE PROGRAMMA AGGIORNATO con date e orari.

Vedi: http://www.tourisma.it/programma-2017/

Chi deve soggiornare a Firenze nei giorni di “ tourismA 2017 ” può consultare la lista degli HOTEL CONVENZIONATI.

Vedi: http://www.tourisma.it/hotel-convenzionati/

Ingresso sempre libero e gratuito
Info: 055.5062302
www.tourisma.it
[email protected]

 

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Presentazione de I Cassiopei

Venerdì 27 Gennaio, alle ore 17.30 presso La Libreria Mondadori di Siena ci sarà la presentazione del volume I Cassiopei

 

Venerdì 27 Gennaio, alle ore 17.30 presso La Libreria Mondadori di Siena ci sarà la presentazione del volume “I Cassiopei (biografie autorizzate)” di Francesca Cardelli, edito dalla Nuova Immagine Editrice.

clicca qui per acquistare il libro

Alla presentazione del libro, che non a caso sarà nel giorno della festa del gatto, interverranno Francesca Cardelli, Cristina Marcolongo, Anna Mancini, Duccio Balestracci nel ruolo di presentatore e Laura Neri in rappresentanza della casa editrice.

Il ricavato delle vendite dei libro sarà devoluto a favore dell’oasi felina de “I Cassiopei”, un gattile gestito esclusivamente da volontarie; presso il loro sito http://www.cassiopei.it/ potete trovare tutte le informazioni necessarie per poter dare un qualsiasi aiuto o sostegno agli ospiti della loro struttura.

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Firenze Libro Aperto dal 17 febbraio

Firenze Libro Aperto: nasce un nuovo festival; da venerdì 17 a domenica 19 alla Fortezza da Basso

Da ven 17 a dom 19 alla Fortezza da Basso, I edizione di Firenze Libro Aperto una nuova manifestazione di respiro nazionale che si inserisce nella complessa filiera dell’editoria e dei suoi protagonisti.

Oltre 100 case editrici annunciate, riunite in un open-space all’interno del padiglione Spadolini, centinaia di ospiti di fama Internazionale, un programma ricco di presentazioni, incontri, laboratori, spettacoli, letture, concerti e premi letterari.

Firenze Libro Aperto 2017

La manifestazione affronta il grande interrogativo “Le parole non bastano più?” analizzando i mutamenti del linguaggio, anche in relazione ai cambiamenti sociali e alla globalizzazione.

II Festival è patrocinato da Regione Toscana, Comune di Firenze, Città Metropolitana di Firenze, ideato e organizzato da FBS Eventi, con la Direzione Generale di Paolo Cammilli e la Direzione Artistica di Chiara Bentivegna.

Firenze Libro Aperto: presentazioni libri, riviste e tavole rotonde

Affrontate tematiche di attualità, come immigrazione, violenza sulle donne, “post verità” e incontri con autori. Qui spiccano lo scrittore americano pulp Joe R. Lansdale, lo scrittore e poeta marocchino Tahar Ben Jelloun, l’alpinista e scrittore Mauro Corona con il suo ultimo romanzo La via del sole; gli scrittori Andrea De Carlo con L’imperfetta meraviglia, Gianni Biondillo col nuovo romanzo Come sugli alberi le foglie, ispirato alla figura dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia, il giornalista e saggista Filippo La Porta con il saggio Indaffarati, la scrittrice di romanzi fantasy Licia Troisi e molti altri, tra i quali: Alessia Gazzola, Diego De Silva, Andrea Scanzi, Enzo Fileno Carabba, Marco Vichi, Sergio Staino e Federico Palmaroli,

Firenze Libro Aperto – Morgan

Firenze Libro Aperto: ragazzi e bambini

Uno speciale spazio dedicato e curato da Teresa Porcella ospita libri per l’infanzia con autori come Donienico Barillà, Grazia Gotti, Patrizia Rinaldi, Anna Sarfatti, Sara Marconi, Luisa,Mattia e illustratori come Otto Cabos, Sophie Fatus, Fuad Aziz, Simone Frasca; previsti laboratori d’arte, musica, illustrazione e spettacoli: Violeta Cantora dedicato alla cantautrice e artista cilena Violeta Parra, Il Cuore di Chisciotte con le immagini di Gek Tessaro o Non insegnate ai bambini, recital ispirato alle canzoni di Gaber.

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Nuova tomba scoperta ad Ortino

Una tomba a camera del periodo etrusco è stata scoperta ad Ortino

Una tomba a camera del periodo etrusco è stata scoperta all’ Ortino durante gli scavi per la costruzione del tanto discusso asilo nido. Un ritrovamento importante per Volterra che avrà bisogno di ulteriori indagini da parte della Soprintendenza e che obbligherà i tecnici a un ulteriore progetto della struttura scolastica per bambini.

Per adesso lo scavo ha rivelato la presenza della tomba etrusca, dotata di dromos (il corridoio a cielo aperto scavato nel terreno da cui si accede alla sepoltura). Nelle prossime settimane le operazioni dovrebbero proseguire per ottenere dati più precisi sulle dimensioni del ritrovamento.

Nuova tomba ad Ortino

È la seconda tomba antica con queste caratteristiche presenti nella città etrusca, del tutto simili a quelle della necropoli di Populonia. La vicenda dell’asilo dell’ Ortino, che era stato pensato in bioedilizia, si arricchisce quindi di un nuovo capitolo.

Nel dicembre 2013 l’amministrazione comunale pubblicò un bando per l’affidamento della progettazione e dei lavori, mentre nel gennaio successivo vennero divulgate informazioni specifiche da parte del sindaco, Marco Buselli: dal nome dell’asilo, Mongolfiera, ai 40 posti, passando per le due sezioni previste per bambini dai 18 ai 36 mesi.

Poi ci furono le polemiche per un’eventuale rischio idrogeologico della zona in cui doveva sorgere la struttura che si trova tra il liceo Carducci e la Coop, a valle di viale Trento e Trieste. Ipotesi smentita dalla stessa amministrazione comunale che, però, dovette rivedere i piani nel luglio 2014 per un ricorso di una dette ditte che avevano partecipato alla gara.

E, nel dicembre dello stesso anno, la commissione comunale bocciò il progetto, perché «non qualificato per il ruolo che dovrà assumere ». Un parere non vincolante a cui la giunta Buselli rispose che erano state fatte tutte le indagini del caso per garantire la sicurezza sia dei lavori che dello stesso asilo.

Successivamente venne scoperta una tomba di epoca Villanoviana, durante gli scavi archeologici propedeutici all’inizio dei lavori, elemento che poneva la certezza di essere in una zona di valore archeologico. Da qui la decisione di spostare il cantiere in un’area adiacente a quella originaria, ma con l’obbligo di effettuare saggi per un periodo di 35 giorni in modo da escludere la presenza di elementi storici nel terreno.

A dieci giorni dalla fine degli scavi, però, è stata trovata la tomba a camere che confinerebbe con l’area in cui realizzare l’asilo. Serviranno ulteriori indagini ma, secondo quanto appreso, la costruzione del nido non è a rischio.

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Mostra ad Orvieto Etruschi à la carte

Etruschi à la carte. Libri e documenti dal Settecento all’Ottocento accoglie volumi e disegni di personaggi che hanno fatto la storia dell’Etruscologia. Museo Etrusco Faina fino al 26 Febbraio 2017

Il percorso della mostra « Etruschi à la carte » offre l’occasione per osservare le opere, gli appunti, i disegni di alcuni dei protagonisti della riscoperta del mondo degli Etruschi avvenuta tra Sette e Ottocento.

L’opera De Etruria regali dell’antiquario scozzese Thomas Dempster, per esempio, inaugurò una stagione degli studi, denominata «etruscheria», nel corso della quale al popolo preromano vennero attribuiti numerosi primati, fino a ritenerli il perno della civilizzazione dell’Italia.

Il Catalogo di scelte antichità etrusche (nell’edizione italiana e in quella francese) di Luciano Bonaparte, lo scopritore delle necropoli di Vulci, è il racconto dettagliato di una delle maggiori avventure dell’archeologia nella prima metà dell’Ottocento.

Etruschi à la carte al Museo Faina di Orvieto
Etruschi à la carte al Museo Faina di Orvieto

Del fratello di Napoleone, si espongono ad Etruschi à la carte anche due taccuini di grande interesse: uno con gli appunti presi in vista della stesura del volume appena ricordato, l’altro con un elenco delle entrate e delle uscite della famiglia negli anni 1839-1840.

Die Etrusker, di Karl Otfried Müller, è il primo manuale di etruscologia e nella sua edizione originale, risalente al 1828, vi è, tra l’altro, l’intuizione del riconoscimento di Orvieto con l’etrusca Velzna (Volsinii, in lingua latina).

Numeri delle riviste Bullettino e Annali dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica testimoniano l’attività editoriale dell’Istituto, che ebbe – con le sue luci e le sue ombre – un ruolo di primaria importanza nella ricerca archeologica portata avanti durante il XIX secolo.

Il numero degli Annali esposto in mostra (1877) contiene la prima presentazione, a cura di Gustav Körte, dei risultati degli scavi nella necropoli orvietana di Crocifisso del Tufo.

Riferiti proprio alla planimetria, alla tipologia delle tombe e alle iscrizioni delle necropoli di Orvieto sono tre disegni di Adolfo Cozza risalenti al 1881 e presentati per la prima volta.

Museo Faina - Orvieto
Museo Faina – Orvieto

L’intensa attività di Cozza è testimoniata anche da un suo articolo relativo alla scoperta di un importante tempio avvenuta in località Lo Scasato (Civita Castellana). Lungo il percorso espositivo Etruschi “à la carte” viene presentata anche una pianta delle strutture presenti nell’area archeologica di Paglíano, posta alla confluenza tra i fiumi Paglia e Tevere, e dove è stato riconosciuto un porto fluviale. La pianta segnala le scoperte avvenute durante il 1890.

Infine vengono esposte due opere di Domenico Cardella, tra le quali proprio il Museo Etrusco Faina, vale a dire il primo catalogo a stampa del museo pubblicato nel 1888, di cui è stata appena pubblicata la ristampa anastatica.

DOVE E QUANDO

« Etruschi à la carte Libri e documenti dal Settecento all’Ottocento»
Orvieto, Museo «Claudio Faina»
fino al 26 febbraio 2017

Orario ma-do: 10,00-17,00; lu chiuso

Info tel. 0763 341216;
e-mail: [email protected];
www.museofaina.it

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Siena e il Vino Etrusco

A Siena si moltiplicano i progetti di ricerca sulla viticoltura antica: e presto si potranno gustare le fragranze sprigionate dai calici colmi di vino etrusco

Tutto è iniziato nel 2004 da tre interrogativi: si può studiare l’ambiente con una prospettiva di ricerca storica, che aiuti a fissarne i caratteri e ne colga al tempo stesso i momenti evolutivi?

Si può interpretare l’attuale assetto dell’ambiente anche con gli strumenti dell’archeologia?

Si può, infine, pensare a forme di valorizzazione dell’ambiente che si ispirino all’evoluzione storica dei paesaggio e ai condizionamenti imposti dall’azione persistente dell’uomo sulle risorse naturali, per trarne alimenti utili alla sopravvivenza?

L’obiettivo della ricerca diventava, insieme al sito archeologico indagato con lo scavo, anche il contesto vegetale circostante, nel quale recuperare brandelli di paesaggio antico ancora nascosti.

vigna del chianti

Alla ricerca della vite selvatica per arrivare al vino etrusco

Cosí è nato il Progetto VINUM (il termine etrusco indicante la bevanda), con il suo postulato iniziale: “Al pari delle tracce lasciate dalle attività umane, anche l’ambiente può offrire nella vegetazione attuale forme di domesticazione delle viti selvatiche o, al contrario, forme di rinselvatichimento delle antiche viti domestiche”.

In tre anni di lavoro, il Progetto ha tracciato un solco metodologico centrato sull’analisi di quelle popolazioni di vite selvatica (Vitis vinifera ssp. sylvestris) presenti in prossimità di siti di carattere produttivo, soprattutto etruschi e romani, che mantenessero resti quali vinaccioli, impianti di spremitura e/o contenitori per la fermentazione, la conservazione e il trasporto del vino.

Botanici e biologi molecolari sono diventati i compagni di viaggio degli archeologi per approfondire i caratteri ampelografici e genetici di queste popolazioni, utili per verificarne i rapporti con i vitigni attuali.

Sono cosí emerse, per la prima volta, le differenze genetiche tra le viti selvatiche campionate in prossimità dei siti archeologici e quelle censite lontano da essi: un indizio di domesticazione a opera delle comunità antiche, impresso nel germoplasma di piante un tempo coltivate e ancora presente nelle popolazioni oggi selvatiche.

La cronologia della domesticazione coincide con quella dei sito, la cui comunità ha curato lo sviluppo delle piante spesso per lungo tempo e in forma diversa.

Vino Etrusco
Vino Etrusco

Il ProgettoVINUM ha fatto inoltre progredire la caratterizzazione storica dei vitigni, attraverso il sequenziamento del germoplasma della vite coltivata, per far emergere rapporti di similarità genetica tra i vitigni dell’area mediterranea e con l’analisi della circolazione varietale, rispetto all’attuale distribuzione geografica.

Una circolazione molto antica, che spesso risale alla fondazione delle colonie greche nell’Italia meridionale e nella Sicilia: i coloni recavano dalla madrepatria semi e talee dei tre prodotti tipici della policoltura mediterranea, i cereali, la vite e l’olivo.

II successivo Progetto ArcheoVino, realizzato a Scansano nella Maremma grossetana, per scoprire il vino etrusco ha messo in luce un’importante area di domesticazione della vite tra la media e bassa Valle dell’Albegna: la documentazione archeologica (fornaci di anfore da trasporto e relitti di navi onerarie provenienti dall’area in questione rinvenuti tra l’AltoTirreno e il Mar Ligure) qualifica il comparto come grande produttore di vino durante il periodo etrusco e romano, una sorta di Chianti dell’antichità.

La Valle dell’Albegna costituisce inoltre uno dei punti di arrivo del vitigno Sangiovese in Etruria, nel suo viaggio verso nord, iniziato dalla Calabria e dalla Sicilia.

ArcheoVino
ArcheoVino

Anche il paesaggio vitato della città di Siena e della fascia suburbana è stato esplorato, con l’intenzione di recuperare in parte l’antico legame tra la città, la vite e il vino ben illustrato nell’affresco del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti.

Il Progetto Senarum Vinea (del quale vi invitiamo a leggere il libro a questo link), ancora in corso, è incentrato sui vitigni a rischio di estinzione e di antico radicamento nel territorio, sparsi tra i conventi e negli orti urbani e le forme tradizionali della viticoltura senese, quali spalliere e alberate di derivazione etrusca, con i sostegni (testucchi) formati da aceri campestri a sviluppo orizzontale per l’appoggio dei tralci.

Senarum Vinea
Senarum Vinea

II lavoro interdisciplinare degli archeologi con botanici e biologi è ricco di implicazioni utili al progresso delle discipline e alla realizzazione di nuove ricerche, come il Progetto Farfalla, finanziato nel 2015 dalla Regione Toscana e condiviso dalle tre Università di Siena, Pisa e Firenze con aziende, consorzi e associazioni di produttori.

L’assunto è che occorra individuare una nuova chiave competitiva per le imprese del territorio toscano e per i singoli comparti rurali, in grado di creare valore aggiunto nel mercato dei prodotti agro-alimentari e dei prodotti turistici.

Una strategia competitiva, in grado di contrastare le forme di globalizzazione, è tale se riesce a esprimere un valore di «unicità» da proporre sul mercato: il Progetto Farfalla ha identificato tale valore dell’ancoraggio storico-archeologico dei prodotti agro-alimentari con il territorio, ponendo particolare attenzione ai caratteri dei paesaggi agrari di età etrusca e romana.

Uno degli obiettivi, costruito con economisti e ingegneri dell’informazione, è la messa in atto di un modello organizzativo che connetta piú strettamente le risorse culturali, in particolare storico-archeologiche, ai prodotti dell’agricoltura per costruire itinerari di valorizzazione e certificarne l’effettiva specificità, con una menzione aggiuntiva di identità storica, da associare al vigente sistema di certificazioni.

Vino Etrusco a Siena
Vino Etrusco a Siena

Sall’archeologia all’enologia: scoperta del Vino Etrusco

Tali azioni congiunte tra diverse discipline stanno portando al trasferimento dei risultati al mondo della produzione e della trasformazione alimentare: i vigneti sperimentali allestiti a Siena con i vitigni recuperati dal Progetto Senarum Vinea e piantati con la tecnica medievale ad alberello -documentata nel Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti e a Scansano presso il sito etrusco di Ghiaccio Forte -, con le viti selvatiche a riprodurre l’alberata etrusca e la tecnica romana a paio secco, sono oggi la prova vivente del tentativo, per dirla con Duccio Balestracci, di «far partecipare anche le papille gustative alla conoscenza della storia».

Con le viti senesi è infatti auspicabile la produzione di un vino dal gusto medievale, mentre con quelle maremmane l’intento è la riproposizione di un vino etrusco.

Articolo tratto dalla rivista Archeo a firma Andrea Ciacci e Andrea Zifferero

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Il 12 gennaio a Milano è Tempo di Libri

A Milano è Tempo di Libri è tempo di Asli Erdogan, con Pinar Selek Sulla libertà di pubblicazione e di stampa, oggi, in Europa

Dove ci sono libri lì vivono le idee, libere e in movimento. O almeno così dovrebbe essere. La prima delle anteprime di Tempo di Libri, che arricchiranno il percorso di avvicinamento alla nuova Fiera dell’Editoria Italiana (in programma a Fiera Milano Rho dal 19 al 23 aprile 2017), invita a una riflessione civile sui contesti e i regimi che negano la libertà di pensiero e di stampa. E la affida alla sociologa turca Pinar Selek, antimilitarista e attivista per i diritti umani, che il 12 gennaio a Milano nella Sala Piccola del Teatro Dal Verme (ore 18.30) ne discuterà con Lirio Abbate in un incontro moderato da Marino Sinibaldi a partire dal libro Il mandarino meraviglioso (traduzione di Giulia Ansaldo, Keller editore) della scrittrice e giornalista turca Asli Erdogan, detenuta in carcere dal 19 agosto scorso e che rischia l’ergastolo.

Tempo di LIbri a Milano, Fiera Rho
Tempo di LIbri a Milano, Fiera Rho

Nell’alfabeto speciale di Tempo di Libri – ventisei lettere per altrettante parole chiave (più una, @), autentiche bussole per orientarsi fra temi e incontri – questo appuntamento rimanda alla lettera D come dissidente, come Asli Erdogan e la stessa Pinar Selek, sulla quale pure pende una richiesta di condanna all’ergastolo in Turchia e che da anni vive in Francia.

Per Tempo di Libri racconterà cosa significa testimoniare con la propria vita contro violenze e ingiustizie, perché la libertà di opinione e la libertà di pubblicazione, in un mondo plasmato dalle parole, vengono forse ancora prima dell’alfabeto, sono l’orizzonte di possibilità per pensieri e azioni.

Tuerkische Autorin Pina Selek in Berlin, Foto Amelie Losier
Tuerkische Autorin Pina Selek in Berlin, Foto Amelie Losier

Durante l’incontro, in risposta all’appello dell’editore turco di Asli Erdogan – che con la campagna Io leggo Asli Erdogan ha chiesto alle donne di tutto il mondo di offrire la propria testimonianza leggendo, nelle proprie lingue madri, frasi tratte dai suoi libri – Silvia Ballestra, Alessandro Bertante, Helena Janeczek, Federica Manzon, Alessandro Mari, Marco Missiroli e Bianca Pitzorno leggeranno un brano da Il mandarino meraviglioso e ne firmeranno le copie, come hanno fatto gli scrittori turchi all’ultima fiera dell’editoria di Istanbul.

Asli Erdogan
Asli Erdogan

Asli Erdogan è fra le più importanti rappresentanti della letteratura turca contemporanea: i suoi libri sono stati tradotti in 17 lingue, ha vinto molti importanti premi letterari in Turchia e in Europa, è stata candidata della rivista francese Lire come una dei “50 scrittori del futuro”, quelli che lasceranno il segno nel ventunesimo secolo, e recentemente si è aggiudicata il premio Tucholsky, presentato dal PEN svedese mentre era in prigione.

Il 17 agosto scorso, infatti, subito dopo il fallito colpo di stato militare in Turchia, è stata arrestata insieme ad altri giornalisti del quotidiano filo-curdo Özgür Gündem (Agenda Libera) con l’accusa di “incitazione al disordine”, “propaganda terroristica” e “appartenenza a un’organizzazione terrorista” (il riferimento è al Partito dei lavoratori del Kurdistan, Pkk). Nelle lettere che continua a scrivere dalla prigione, Asli Erdogan lancia un monito all’Europa: “Non solo la libertà di pensiero, ma anche la coscienza è stata messa sotto giudizio”.

www.tempodilibri.it

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Lucia Della Porta parla dell’editoria italiana

Lucia Della Porta (Pisa Book Festival) fa il punto sull’andamento di un settore in forte ripresa.

La più grande industria culturale in Italia è quella del libro, in base al rapporto sull’editoria pubblicato nel 2015 sui ‘Quaderni del giornale della libreria’.

I numeri la dicono lunga: la filiera editoriale nel 2014 ha sviluppato in totale un fatturato di 2,558 miliardi di euro. Lucia della Porta – imprenditrice, editrice e ideatrice dell’ormai blasonato «Pisa Book Festival» che miete consensi anno dopo anno – fa il punto sull’andamento di un settore in forte ripresa.

Lucia Della Porta
Lucia Della Porta

«Se si considera – afferma Lucia Della Porta – che il 38-39% del valore del mercato di librerie, librerie online, Gdo, continua a esser realizzato da case editrici che non fanno parte dei principali gruppi editoriali, si può dedurre che la vitalità produttiva, editoriale, culturale e innovativa dei piccoli emedi editori è fondamentale per l’industria in generale.

Gli editori indipendenti sono una ricchezza e contribuiscono a promuovere la lettura, perché mettono in circolo autori poco conosciuti che i grandi gruppi non hanno interesse a pubblicare. Le case editrici che pubblicano dai 2 ai 50 titoli sono 6.524; 759 quelle che pubblicano dai 51 ai 100 titoli e, infine, 232 quelle che pubblicano fino a 300 titoli l’anno».

«In Italia – prosegue Lucia Della Porta – si possono individuare tre poli editoriali, quello lombardo, quello laziale (in realtà romano: 19,2%), quello emiliano (molto staccato: solo al 9,0%). Pubblicano da soli il 58,9% delle novità e delle nuove edizioni che escono nel nostro Paese.

Segue subito dopo l’area toscana, che con il suo 6,2% è comunque rilevante sul mercato non solo per i numeri,ma anche per la qualità dei titoli. Penso a case editrici storiche come Giuntina, Libreria Editrice Fiorentina, Pacini Editore, Polistampa. Allo stesso tempo negli ultimi anni abbiamo visto nascere e affermarsi un mix di piccoli editori, che hanno saputo avviare progetti».

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Per tutti il Pisa Book è diventato un punto di riferimento professionale, utile al confronto, nonché vetrina per far conoscere al pubblico il proprio catalogo e, soprattutto, le novità autunnali. «È una vetrina – continua Lucia Della Porta – importante perché si svolge in una città come Pisa, di altissimo livello culturale.

Guardo con ottimismo verso il futuro, poiché laddove vi è qualità e selezione nella scelta del proprio catalogo vi è anche una risposta positiva da parte dei lettori. Penso ad esempio agli editori

junior, che con i libri illustrati si sono conquistati una fetta delmercato che non interessava ai grandi editori.

Vedo poi le nuove tecnologie come una grande opportunità che i piccoli sapranno cogliere molto più dei grandi e che soprattutto sarà di aiuto per quello resta il grande problema della distribuzione».

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I guerrieri di Poggetto Mengarelli – Vulci

La necropoli etrusca in località Poggetto Mengarelli svela nuovi tesori. Questa volta riferibili a due uomini d’arme, forse caduti insieme e perciò sepolti a poca distanza l’uno dall’altro e con corredi composti dai medesimi oggetti

La ripresa delle ricerche archeologiche nella necropoli vulcente di Poggetto Mengarelli, proprio lí dove qualche mese fa era stata scoperta la Tomba dello Scarabeo Dorato, si stanno rivelando estremamente interessanti.

Al momento in cui scriviamo, sono state scavate 18 tombe, tra le quali, seppur parzialmente violata, spicca quella di un guerriero che, tra la fine dell’VIII e gli inizi dei VII secolo a.C., fu sepolto in una profonda fossa con numerosi oggetti di corredo.

Parco Archeologico di Vulci
Parco Archeologico di Vulci

Di quest’ultimo fa parte un set di pregevoli vasi in ceramica etrusco-geometrica (due piatti, due coppe, una brocca e un piccolo cratere), che denota – insieme a due situle e a un’olla red on white dipinte con fregi geometrici e animalistici, ad alcuni vasi d’impasto, a un reggivasi in ferro, a due affibbiagli in bronzo e ad alcuni vaghi in argento – il grado di benessere raggiunto in vita.

L’INDIZIO DECISIVO DI POGGETTO MENGARELLI

Inoltre, la presenza di un’ascia in ferro e, soprattutto, di un’anomala quanto preziosa lancia polimaterica, suggerisce il ruolo guerriero del defunto. L’arma da lancio è insolitamente costituita da una bella e sviluppata punta foliata in ferro, dalla quale si diparte una lunga spirale di anelli in bronzo e completata da un piccolo sautoter (puntale dell’estremità posteriore della lancia), anch’esso in bronzo. A fianco, in una fossa simile, un altro guerriero dello stesso periodo ha trovato l’eterno riposo.

Vulci, necropoli di Poggetto Mengarelli. La tomba di guerriero n. 16 in corso di scavo. L'uomo venne deposto con un ricco corredo, dei quale, come si vede nella foto, facevano parte, oltre alle armi, numerosi vasi in ceramica. La sepoltura è databile tra la fine dell'VIII e gli inizi dei VII sec. a.C.
Vulci, necropoli di
Poggetto Mengarelli. La tomba di
guerriero n. 16 in corso di scavo.
L’uomo venne deposto con un ricco
corredo, dei quale, come si vede nella
foto, facevano parte, oltre alle armi,
numerosi vasi in ceramica.
La sepoltura è databile tra la fine
dell’VIII e gli inizi dei VII sec. a.C.

UN DESTINO COMUNE PER I GUERRIERI DI POGGIO MENGARELLI?

La presenza di una stessa lancia, di una stessa ascia e di affibbiagli simili, insieme a vasi etrusco-geometrici e d’impasto, oltre all’estrema vicinanza fra le due tombe, sembrano indicare una stringente relazione tra i due defunti. Che forse morirono a causa del medesimo evento, come sembrerebbe suggerire la frettolosa preparazione del secondo sepolcro.

E chissà che anche le inconsuete buche di palo poste ai quattro angoli del pavimento della fossa non siano da attribuire a un veloce rinforzo del sistema di chiusura. Il corredo è poi completato da una fibula a drago, un rasoio lunato in bronzo, un coltello e dal sauroter in ferro.

specchio in bronzo dalla tomba n. 18/A
specchio in bronzo dalla tomba n. 18/A

La distanza di quest’ultimo dalla punta indica la lunghezza della seconda, che non sembra superare i 120 cm: sarebbe, quindi, una corta zagaglia da lancio, con alta impugnatura, indicata dagli anelli di bronzo, per ottimizzarne l’equilibrio e che armava i due fanti etruschi insieme alle asce in ferro, utili per farsi largo tra le linee nemiche.

Gli scavi di Poggetto Mengarelli vengono condotti grazie al contributo dell’amministrazione Comunale di Montalto di Castro, sotto il coordinamento scientifico di Alfonsina Russo e con la collaborazione di Simona Carosi e Patrizia Petitti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e di Carlo Regoli di Fondazione Vulci.

La tomba ellenistica n. 18/A, rinvenuta nei pressi della toniba n. 16
La tomba ellenistica n. 18/A, rinvenuta nei pressi della toniba n. 16

 

 

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